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sabato, giugno 26, 2010

Atto finale: OCC & Woodbury Outlet

Per completare questa postuma nonchè tardiva testimonianza delle nostre recenti vacanze, rimane da raccontare l'ultima "missione" compiuta prima di aver lasciato gli States.
Lasciata Niagara Falls, a bordo della nostra Dodge Caravan ci dirigiamo nuovamente verso lo stato di New York. La destinazione è la contea di Orange, ad un centinaio di km da New York City. Arriviamo in zona nel pomeriggio, e prima di raggiungere la cittadina di Newburgh, dove abbiamo prenotato il nostro hotel, facciamo sosta al negozio/show room della Orange County Choppers, istituzione americana nel campo delle moto "custom" fino a poco prima a me totalmente sconosciuta (un grazie all'amico Giorgione). Usciamo dalla OCC con tante foto e alcuni acquisti, tra i quali la miniatura "bobbling head" di Paul Sr, che vedete in ultima foto nello slideshow. A Newburgh ci accoglie un'atmosfera che si direbbe essere quella da tipica provincia americana, che sperimentiamo principalmente nel ristorante (molto "a stelle e strisce") in cui ceniamo la sera stessa e quella seguente.

Il giorno dopo è lo "shopping day"; lo scenario dove si svolgono le nostre scorribande è il Woodbury Common Premium Outlets con i suoi 220 negozi delle marche più famose; è l'occasione migliore per tutti per rifarsi il guardaroba approfittando dei prezzi convenienti e del vantaggio del cambio dollaro/euro (anche se molto meno vantaggioso del recente passato).

Con le valigie stracolme, il giorno seguente lasciamo la contea di Orange e raggiungiamo l'aeroporto JFK di New York; è ora di tornare in patria e dare termine a questa fantastica avventura.

venerdì, giugno 18, 2010

Niagara Falls

Arrivati a Niagara Falls già in ritardo, incappiamo in un addetto doganale canadese piuttosto ostico che ci fa perdere ulteriormente tempo. Il ritardo accumulato torna però a nostro vantaggio quando mettiamo piede all'Embassy Hotel. Della tipologia di camera da noi prenotata non c'è disponibilità e quindi ci danno un upgrade gratuito assegnandoci le suites dell'hotel. Ci ritroviamo così al 39° e al 42° piano, in due stanze che sono in realtà appartamenti e con una vista sulle cascate che semplicemente toglie il fiato.

Il giorno dedicato alla visita delle cascate non può che passare per le sue attrazioni principali:
  • Niagara's Fury: the creation of the falls; una sorta di esperienza 4d che per mezzo di immagini, suoni e altri input sensoriali mostra la nascita delle cascate dallo scongelamento dei ghiacci dell'ultima era glaciale.
  • Journey behind the falls: un percorso scavato nella roccia che porta il visitatore dietro le cascate e al suo fianco
  • Maid of the mist: il battello che, dopo aver costeggiato le american falls, si spinge incredibilmente vicino alle horseshoe falls per ammirare la potenza delle acque da una prospettiva unica.
La giornata è semplicemente stupenda e l'afflusso di turisti non ancora critico; ne esce fuori una giornata godibilissima che si conclude con un giro preserale ad un vicino outlet ed una squisita (ed abbordabile per quanto concerne il prezzo) aragosta per cena.

La vacanza si avvicina alla sua conclusione ma c'è ancora una missione da compiere... e un altro post da attendere.

venerdì, giugno 11, 2010

I 6 giorni di New York

Eravamo rimasti al nostro arrivo nella Grande Mela, il lontano 12 Maggio scorso. A quasi un mese di distanza trovo il tempo di scrivere un po' di questa nostra fantastica avventura in terra statunitense. Un mix perfetto che si è così svolto:
  1. 13 maggio: immancabile l'itinerario, partendo dal nostro albergo tra la 42nd street e la 3rd avenue, lungo la stessa 42nd fino ad arrivare all' incontro con la 5th avenue e Broadway, lì dove sorge quell'ineguagliabile calderone di input soprattutto visivi che è Times Square. Così come inevitabile è il richiamo dell'Empire State Building, alla cui visita dedichiamo le ore centrali del giorno. Per concludere la giornata ci godiamo il tramonto e la discesa del buio su Manhattan a bordo di un traghetto intorno l'isola stessa.
  2. 14 maggio: è la volta di arrivare a Lower Manhattan. Stazione metro di arrivo: Wall Street, all'uscita della quale ci troviamo di fronte la graziosa Trinity church. Poi giù lungo Wall Street stessa fino a raggiungere South street. Qui visitiamo la curiosa mostra Bodies, per poi proseguire verso l'immancabile ponte di Brooklyn. Attraversatolo interamente, riprendiamo la metro per riportarci in zona Ground Zero a Lower Manhattan e dare uno sguardo all'immenso cantiere e al museo-tributo dedicato all'11 Settembre. Per la serata ci immergiamo nella follia di Times Square e dintorni. D'obbligo la sosta all'Hard Rock Cafè, in particolare al suo negozio.
  3. 15 maggio: è il giorno dedicato a Central Park. Decidiamo di girare per l'immenso polmone verde di New York in bicicletta, circumnavigandolo interamente e facendo varie soste. Lungo il tragitto, sosta pressoché obbligatoria al Museo di Storia Naturale. Riconsegnati i mezzi di trasporto, raggiungiamo il vicino zoo per una rapida visita. Per la serata, dopo un po' di shopping sulla Quinta strada (d'obbligo la sosta all'Apple Store), ci lasciamo affascinare dai miliardi di luci della città osservandone il panorama dal Top of the Rocks (la torre più alta del Rockefeller Center).
  4. 16 maggio: il primo appuntamento mattutino è l'Intrepid Sea Air & Space Museum; in breve, un vero sottomarino e una portaerei ancorati al Manhattan Cruise Terminal e completamente visitabili: alternativo e interessante. il secondo appuntamento è la visita di Chinatown e Little Italy, con tanto di pranzo cinese e acquisto di souvenir. Per la serata l'appuntamento è chic: cena al The View restaurant, il ristorante rotante al 47 piano del Marriott Hotel direttamente su Times Square.
  5. 17 maggio: è la giornata dedicata allo shopping: Macy's e Century 21 le mete principali. Nel primo pomeriggio ci troviamo in zona Madison Square Park, dove Broadway incontra la Quinta strada. Qui, risalendo lungo la Broadway, arriviamo di nuovo a Times Square dove, curiosi, entriamo in quell'universo di giocattoli che è Toys R Us. La cena è in un ristorante coreano dove ci incontriamo con Francesco, un mio vecchio compagno di Liceo ora newyork-ese che non vedevo appunto dai tempi del liceo. Piacevole averlo rincontrato e interessante il farsi raccontare la sua esperienza di vita nella metropoli americana.
  6. 18 maggio: da tempo prenotata tramite internet, la visita alla Statua della Libertà è riservata proprio per questo giorno. Meterologicamente il giorno peggiore da quando siamo arrivati: cielo coperto e pioggia continua. Dopo il laborioso check in saliamo a bordo del traghetto che ci porta a Liberty Island: dopo aver raggiunto il basamento dove poggia la Signora, con in nostri Crown Ticket ci arrampichiamo per una lunga scala a chiocciola che ci porta appunto fino alla corona, sulla testa della signora stessa. Giunti a destinazione, complice anche il cattivo tempo, c'è poco altro da fare se non prendere la scala a chiocciola di discesa e tornare al basamento. Provati dalla fatica e stressati dal tempo, torniamo a Midtown dove, dopo un intervallo-shopping dedicato alle calzature, torniamo in albergo per un po' di riposo. Nel tardo pomeriggio decidiamo di andare al Museo delle cere di Madame Tussauds: una visita che si rivelerà divertente.
Il 19 maggio è il giorno in cui lasciamo New York. Ad un isolato dall'albergo ritiriamo l'auto prenotata tempo prima (una immensa Dodge Caravan che riesce a contenere senza problemi tutti i nostri bagagli) e ci muoviamo in direzione Niagara Falls, Ontario, Canada. Sono circa 700 i km da percorrere, quindi la giornata è praticamente incentrata sul viaggio, ulteriormente complicato dalla presenza di un incidente che ci fa perdere più di 2 ore. Notevole la pausa pranzo in una Longhorn Steakhouse, dove ci portano la porzione di dolce più grande che abbia mai potuto vedere nella mia vita!

Qui finiscono le cronache dell'avventura a New York, ma non quelle della nostra vacanza, che proseguiranno nel prossimo post. In chiusura l'immancabile slideshow. Once again, stay tuned...

martedì, aprile 20, 2010

Capo Teulada

Finito lo stop forzato dal lavoro causato dall'intervento di cui scrivevo nel post precedente, sono tornato ad occuparmi del progetto al quale stavo lavorando in precedenza (vedasi la trasferta in terra pugliese). Un progetto che odio, che non mi da soddisfazioni ne dal punto di vista professionale, tantomeno dal punto di vista umano, e dal quale spero di uscire presto. Ma che almeno, dolce consolazione, mi ha portato in questi giorni in uno dei posto più belli e selvaggi della nostra Sardegna, all'estremità sud-occidentale dell'isola stessa. Una breve escursione in auto nel tardo pomeriggio di ieri mi ha portato appunto a scoprirne la bellezza. Colline verdi che si affacciano su un mare cristallino e stradine tortuose (e tra l'altro meravigliosamente asfaltate) che vi si aggrovigliano e che già sogno di cavalcare un giorno (spero non troppo lontano) con la mia moto. E lungo la strada è un susseguirsi di baie, calette, isole e poche tracce (almeno in questo periodo dell'anno) di attività umana; un paradiso che scorre sotto le ruote dell'auto e che mi invita più e più volte a fermarmi per immortalare lo scenario con la mia fotocamera, che ringrazio il cielo di aver portato. Il risultato lo vedete nello slideshow che chiude il post, e come spesso accade ogni immagine vale più di mille parole...




venerdì, aprile 02, 2010

Breve cronaca dalle Puglie

Due settimane e mezzo di permanenza in terra pugliese sono terminate con un giorno di anticipo. Tralasciando le insoddisfazioni professionali per il tipo di attività che ho svolto (e continuerò a svolgere in giro per l'Italia nei prossimi mesi), e il poco tempo a disposizione per trastullo (praticamente un solo weekend) è stata una bella permanenza in una terra che non conoscevo benissimo e che ha tanti aspetti interessanti: una storia non indifferente, il mare, il sole, il verde delle campagne, il cibo, il vino, le belle donne.... Tutte cose che l'hanno lanciata ai posti alti della mia hit parade personale delle regioni italiane che preferisco. E dire che mi sono limitato alla sola parte centrale della regione (province di Barletta-Andria-Trani e di Bari); ma sono previste altre trasferte durante l'anno (la prossima già da fine aprile), che spero di poter utilizzare esplorando i territori a nord e a sud. Intanto chiudo il post con il consueto slideshow di foto e vi rimando alle prossime avventure.


venerdì, marzo 19, 2010

A proposito di Danimarca

Il post precedente risale a quasi un mese fa e riguardava il mio breve ritorno in Danimarca; di avvenimenti importanti nel frattempo nella mia vita non ce ne sono stati, a parte le solite trasferte a Genova e, new entries, a Terni e in terra pugliese. Ho trovato però il tempo di mettermi a sistemare l'incredibile mole di foto scattate tra novembre e dicembre a Copenhagen, e in assenza di altro ne approfitto per dare luce a un rappresentativo estratto di quelle foto, che testimoniano l'affascinante bellezza della capitale danese. La prima parte è costituita dalle foto scattate nel primo weekend "in solitaria", la seconda da quelle scattate nel secondo weekend in compagnia di Jessy. Spazio alle immagini...


domenica, ottobre 04, 2009

Beypazarı

Meta di questa nostra seconda ed ultima (per il momento) domenica turca è il piccolo paesino di Beypazarı, 100 km ad ovest di Ankara. Abbiamo fatto questa scelta perchè, dopo un mio attento studio di sistema, non sembrava esserci altro di altrettanto interessante a distanza ragionevole dalla capitale; circa 250 km ad est ci sarebbe stata Hattusa, antica capitale dell'impero ittita e patrimonio dell'umanità dell'Unesco, che abbiamo però escluso considerando la distanza da percorrere troppo elevata (a buon ragione, dopo la sfacchinata di domenica scorsa).

La strada che ci porta a Beypazarı, dopo aver attraversato i paesini dell'hinterland di Ankara, si immerge nel mezzo delle ocri e brulle colline anatoliche, trasformandosi velocemente da una superstrada a 2 corsie ad una strada accidentata, con frequenti tratti ciottolosi o con asfalto sconnesso; pian piano il paesaggio cambia lievemente, le colline si colorano appena di verde ed iniziano ad apparire campi coltivati nei quali squadre di poveri contadini si dedicano alla raccolta di quelli che sembrano essere pomodori. Superato l'ultimo paesino di 5000 anime, comprese probabilmente le pecore e le galline (sì perchè qui in Turchia, il cartello che segna l'inizio di un centro abitato riporta anche la popolazione della comunità risalente all'ultimo censimento), un ultimo pezzo di strada fortemente dissestata ci porta finalmente a destinazione.

Beypazarı è un paese dalla storia antichissima, essendo stato un punto di passaggio importante per i commerci dell'antico impero ottomano. La cultura ottomana si intravvede principalmente nell'architettura delle abitazioni, accuratamente recuperate da un lungo periodo di abbandono. E cosı Beypazarı è diventata una delle mete favorite dagli abitanti di Ankara per una gita fuori porta, ed infatti i turisti turchi per le strade del paese sono in quantità; molti meno, invece, i turisti stranieri, e lo notiamo anche dalla curiosità con cui ci guardano e cercano di interagire con noi i bambini che abitano la zona più alta e più remota dal centro della città, dove le case sono ancora fatiscenti e la povertà e semplicità degli abitanti traspare in tutti gli aspetti.

Dopo un tipico pranzo turco (cucina rigorosamente ottomana), raggiungiamo un punto panoramico dove trascorriamo altri momenti chiacchierando e scattando foto; ci rimuoviamo poi in direzione di Ankara, per immergeci nuovamente nella modernità di uno dei suoi centri commerciali, dove facciamo uno spuntino composto da una patata al forno ripiena all'impossibile di burro, wurstel (rigorosamente di pollo), formaggio, olive, peperoncino e tanto altro; una mazzata non indifferente per i nostri stomaci! Via allo slideshow finale...

domenica, settembre 27, 2009

Kapadokia

Dopo uno stressante venerdì e un sabato per metà lavorativo e per metà di riposo, per la domenica decidiamo di recitare la parte dei turisti e, sfruttando la relativa vicinanza, di dedicarci alla visita della Cappadocia.
Circa 280 i chilometri che separano Ankara da Nevşehir, la nostra porta di accesso a questo fantastico ed unico territorio; un percorso nel cuore della Turchia più vera, circondati da un territorio in verità piuttosto monotono ma che fa da preludio alle meraviglie che seguiranno. Raggiunta Nevşehir, la Kapadokia si rivela ai nostri occhi in tutto il suo fascino e la sua aliena bellezza. Il resto è tutto un girovagare tra le varie località della regione: Uçhisar e il suo castello, Göreme - patrimonio Unesco, Çavuşin, Zelde e i suoi paesaggi lunari (bellissimi i cosiddetti Camini delle Fate, a buon ragione scelti come simbolo della regione), Devrent e Avanos. Non visitiamo tutto quello che c'è da visitare ma quello che vediamo (lo slideshow finale ne è un piccolo sunto) è sufficiente a farci concludere che la Cappadocia è veramente una regione unica al mondo, che dà la possibilità di vivere un po' della vera Turchia e di ammirare panorami morfologicamente molto "extra" e poco "terrestri". Consigliatissimo!!!

giovedì, agosto 27, 2009

I diari della motocicletta - conclusione

KM. 354.1: Firenze - Arezzo - Latina

E' il giorno del rientro. Partiti con la solita calma da Firenze (calma causata anche dal solito imprevisto che mi costringe a girare per la città alla ricerca di un negozio della "3"), prendiamo contatto con il Gamba per una sosta tecnica nei dintorni di Arezzo e un pranzo insieme. Sono ormai passate le 3 del pomeriggio quando ci rimettiamo in viaggio e, lungo l'Autostrada del Sole, il Grande Raccordo Anulare e la Pontina, raggiungiamo casa.

Tale è il senso di libertà e il tocco di imprevedibilità che da una vacanza in moto che più la destinazione si avvicinava più cresceva in noi la voglia di non dare termine a questa nostra avventura e di proseguire ancora in questo adrenalinico viaggio itinerante; di non tornare all'opprimente tran-tran delle vicissitudini casalinghe, all'altalenante andamento degli impegni e dei rapporti lavorativi e a tutto il resto. Desiderio ovviamente irrealizzabile e così non mi resta che chiudere i capitoli dei "diari" con il solito slideshow, che riassume le varie tappe effettuate nei 2987,5 km percorsi e suscita ad ogni snapshot, nonostante lo pubblichi a un mese esatto di distanza, ricordi talmente redivivi da sembrare appena trascorsi.

lunedì, luglio 13, 2009

Ame d'Arabia

Ecco qui che finalmente trovo il tempo e la voglia di dedicarmi a questo mio blog e di postare le cronache dell'ultima avventura che mi ha visto, dal 30 maggio al 15 giugno (e dal 4 giugno in poi in compagnia di Jessy), in quel triangolo di sabbia che si affaccia sul golfo persico, curioso intreccio di modernità e tradizione, patria di lussi immondi e di stravaganze architettoniche non ingabbiate dalla umana necessità di contenere i costi. Ed ecco la breve ma lunga cronaca testuale:

al mio arrivo all'aeroporto di Dubai (volo Swiss Roma-Zurigo-Dubai), alle 22 inoltrate, mi accoglie una temperatura di circa 45 gradi che da subito mi fa boccheggiare. Ritiro l'auto (una sportivissima e bianchissima Toyota Corolla) e mi muovo subito in direzione Abu Dhabi (circa 120 i km di distanza tra le 2 città) ad una velocità mai superiore ai 120 km/h (il limite massimo sulle super controllate (dagli autovelox) autostrade). In realtà l'albergo si trova 20 km prima di Abu Dhabi, in una sorta di oasi circondata da deserto e autostrade. I giorni successivi sono di lavoro ma anche dedicati all'esplorazione di Abu Dhabi e a prendere familiarità con la circolazione stradale e le distanze.

Ma ecco che già giovedì arriva la prima novità; Jessy che arriva a Dubai per passare i prossimi 10 giorni con me. Il giorno dopo è già week-end: e lo passiamo esplorando più nel dettaglio la capitale degli Emirati (la zona della Corniche, la Marina, l'Heritage Village, Khalifa e Hamdan street...).
E' domenica e una nuova settimana inizia, durante la quale nella prima parte della giornata io lavoro e Jessy si gode il relax dell'hotel, mentre nella seconda parte ci ricongiungiamo e partiamo insieme sotto il cocente sole (nel frattempo, rispetto ai primi giorni, la temperatura si è abbassata di qualche grado) all'esplorazione delle zone vicine. Mercoledì partecipiamo a un desert safari organizzato da una locale agenzia di viaggi e ci divertiamo tra dune bashing (eccezionale), cammellate, shisha (comunemente noto in Italia con il nome di narghilè) e danze del ventre.

Giovedì, dopo aver chiuso con l'attività lavorativa lasciamo l'albergo; passeremo l'ultimo weekend a Dubai ma prima di fare ciò dirigiamo la nostra auto verso Al Ain. Siamo sempre nell'emirato di Abu Dhabi, ma nell'entroterra, al confine con il Sultanato dell'Oman. Ci troviamo di fronte a una città completamente diversa da Abu Dhabi e Dubai: nessun grattacielo o architettura bizzarra, strade larghe, spazi immensi e un mare di verde (strappato alle grinfie del deserto con fatica e tanta tanta acqua). Dopo aver visitato la città e lo zoo, al tramonto saliamo sui 1000 metri della vicina Jebel Hafeet, una montagna dalla singolare morfologia e dalla sommità della quale si gode di un ottimo panorama sul sottostante deserto (purtroppo offuscato dalle inevitabili particelle di sabbia sollevate dal vento). E' ormai buio e ci muoviamo finalmente in direzione Dubai.

Il weekend è interamente dedicato all'esplorazione della famosa città: Deira, Jumeirah Beach con il famigerato Burj Al Arab e il curioso Madinat Jumeirah, Downtown Burj Dubai con l'omonimo super grattacielo (il più alto del mondo con i suoi 818 metri - sarà finito entro quest'anno), l'immenso Dubai Mall (ovviamente il centro commerciale più grande del mondo), il Mall Of The Emirates e l'irrinunciabile visita allo Ski Dubai, per provare l'ebrezza di passare dai +41 gradi dell'esterno ai -2 gradi dell'interno.

Per concludere, una esperienza che può piacere o no, ma che lascia sicuramente qualcosa di indimenticabile e da l'opportunità di vedere panorami che nessun altro posto al mondo possiede. Via con lo slideshow.

lunedì, marzo 09, 2009

Pictures of Tallinn - part 2

OVVERO: Tallinn in the evening and snowed under

Stamani mi sveglio e ritrovo la citta imbiancata e sotto una consistente nevicata. E' in queste condizioni che vado a lavoro ed è in queste condizioni che, alle 17.30 faccio ritorno in albergo; giusto il tempo per un paio di mail di lavoro e inforco la fotocamera per dirigermi, risoluto, verso la città vecchia. Già ieri avevo maturato l'intenzione di andare, prima del mio ritorno in Italia del prossimo venerdì, a fare degli scatti notturni al centro storico; e quale serata migliore di questa, con il valore aggiunto della neve che rende questa città ancora più bella e affascinante.
In venti minuti netti (e un rovinoso scivolone) sono sulla collina di Toompea dal lato dove, secondo me, si gode del miglior panorama sulla città (vedi la prima foto dello slideshow). Proseguo quindi all'interno della parte alta della città vecchia dove scatto altre foto, per ridiscendere, cautamente, dal lato che da verso la piazza del Municipio, dove scatto le ultime 2 foto. Torno in albergo con scarpe e pantaloni completamente bagnati e l'impellente necessità di infilarmi sotto la doccia. Alle foto il ruolo di chiudere degnamente il post.

domenica, marzo 08, 2009

Pictures of Tallinn

Il primo e unico weekend di questa mia seconda trasferta a Tallinn si è concluso, e finalmente mi sono potuto dedicare all'attività di turista e muovermi all'esplorazione della città, confortato da due splendide giornate di sole, sebbene la temperatura sia rimasta sempre rigida. L'idea che avevo avuto nelle brevi sortite tardo-pomeridiane che avevo già effettuate si conferma; come testimoniano le foto dello slideshow il centro storico di Tallinn merita veramente una visita, l'aria della città medievale che si respira è intrigante e lo stato di conservazione della città è a dir poco eccellente (sarà a causa del gelo...). C'è da aggiungere che per la visita un giorno è più che sufficiente: oggi mi sono ridotto ad effettuare gli stessi percorsi già fatti ieri, alla ricerca di alcuni angoli nascosti che mi erano sfuggiti il giorno prima. E vai con lo slideshow...

mercoledì, dicembre 31, 2008

Natale a Istanbul

Non è il titolo del nuovo film di Carlo Vanzina ma il post che racconta, con tanto di slideshow fotografico, l'ultima vacanza trascorsa insieme a Jessy e terminata lo scorso lunedì. E iniziata il martedì precedenti, quando ci siamo incontrati, non senza difficoltà, all'aeroporto di Istanbul, lei proveniente da Roma e io da Ankara. Raggiungiamo l'albergo prescelto, a Sultanhamet, ci concediamo il tempo di una rinfrescata e usciamo alla ricerca di un buon ristorante per la cena. I vari buttadentro iniziano a fare il loro lavoro ma non ci lasciamo convincere perchè vogliamo prima fare un giro per familiarizzare con la città, e abbiamo così il nostro primo contatto con la Moschea Blu: una visione di sublime bellezza. L'immagine degli alti minareti della moschea sullo sfondo della notte turca con i bianchi gabbiani che, alti, ci volavano intorno sarà qualcosa che ricorderò per molto.

Una agitata notte (gli inquilini della camera adiacente tornano alle 4 di notte e fanno confusione fino alle 6, passando il testimone al canto dei muezzin che richiamano i fedeli alla preghiera) lascia il posto al giorno seguente, che inizia con la dovuta calma e una buona colazione; è una giornata scura e piovosa, come molte altre che seguiranno. Per nulla sconfortati dal tempo, ci muoviamo alla scoperta di Istanbul e la prima meta, inevitabilmente, è proprio la Moschea Blu. Tolte le scarpe, entriamo e, senza neanche rendercene conto, scopriamo di aver intrinsecamente assoldato una guida, un anziano e simpatico signore che abbozza qualche parola di italiano e ci illustra nei minimi particolari caratteristiche e storia della moschea e particolarità del culto islamico; il simpaticone mi accompagna anche in zone della moschea generalmente interdette ai turisti, dove riesco a strappare scatti suggestivi, e ci permette anche di assistere alla messa di mezzogiorno: affascinante e suggestiva, soprattutto pensando al fatto che è la vigilia di Natale.
Terminata la visita della Moschea Blu, è il turno della vicina Aya Sofia, costruzione dell'epoca romana (fu voluta dall'imperatore Giustiniano) che è stata prima chiesa, poi moschea ed è ora museo. Anche essa dall'aspetto maestoso (sebbene si notino tutti gli anni in più rispetto alla Moschea Blu), anche essa ci porta via molto tempo.
La prima intensa giornata termina con la visita della Cisterna Basilica, suggestiva e affascinante (un'altra delle cose di Istanbul che ricorderò per molto tempo), un po' di riposo all'hotel e la cena di Natale (per noi) in un buon ristorante dove mangiamo ottimamente.

Il giorno dopo ci accoglie una giornata sì fredda, ma almeno luminosa: è il giorno scelto per la visita all'immenso Palazzo Topkapi, la cui visita (harem compreso) ci impegna infatti per gran parte della giornata. Quando usciamo è già pomeriggio inoltrato: ci incamminiamo per una passeggiata dentro l'attiguo Gulhane Park e sorseggiamo un tè caldo con vista sul Corno d'Oro.

Per il giorno seguente decidiamo di buttarci nei colori e nella vivacità del Bazaar delle Spezie per poi pranzare nel modo più tipico con un panino al pesce (balik) nelle vicinanze del ponte di Galata, per poi percorrere il ponte stesso, attraversando il Corno d'Oro e raggiungere la torre omonima, nella quale però non entriamo visto l'esoso prezzo d'ingresso (troppo per una semplice vista panoramica sulla città). Per la serata ci spostiamo, a mezzo tram e funicolare, tra Piazza Taksim e Tunel, lì dove batte la movida di Istanbul, e passiamo la serata in mezzo alla gioventù e alla confusione.

Altro giorno, altro bazaar: stavolta è il turno del Grand Bazaar, dove procediamo all'acquisto di quelli che saranno i nostri regali di Natale per i parenti più cari. Cerchiamo di muoverci seguendo un ordine preciso ma alla seconda svolta perdiamo completamente l'orientamento e allora optiamo per la tecnica "ndo cojo cojo", procedendo a caso ma analizzando con cura i vari input che i nostri sensi ricevono.

E' già domenica, ovvero il penultimo giorno, e decidiamo di dedicarci alla visita dell'oltremodo sfarzoso Palazzo Dolmabahçe, sulle rive del Bosforo, ultima residenza dei sultani prima dell'avvento della repubblica, nonche residenza del primo presidente turco, quell'Ataturk rappresentato sulle banconote di ogni taglio. Il tempo metereologico peggiora decisamente nel pomeriggio e ci fa desistere dal nostro tentativo di raggiungere il Museo Kariyei nei quartieri occidentali, che la nostra guida reputava come interessantissimo: meglio il tepore della nostra tranquilla camera d'albergo.

Ed ecco il lunedì: abbiamo solo la mattina a disposizione e decidiamo di rilassarci in un bagno turco: optiamo per i vicini Cemberlitas Hamami, bellissimi e dalla storia gloriosa. Il trattamento completo ci costa 90 lire ed è una goduria per il corpo e lo spirito. Usciamo, beviamo una spremuta di melograno e scattiamo le ultime foto all'ippodromo, approfittando della giornata solare (ma comunque sempre molto fredda). E' ora di lasciare la città e tornare in Italia: torniamo con il nostro invidiabile carico di souvenir e tanti bei ricordi di una città che è semplicemente fantastica.

giovedì, settembre 25, 2008

Greetings from Madrid

A pochi giorni dal nostro ritorno dal Belgio, io e Jessy ci ritroviamo di nuovo in partenza, stavolta in direzione della capitale spagnola, per un fine-settimana extended (dal giovedì al lunedì successivo) da tempo prenotato insieme ad un folto gruppo di amici; in totale siamo 8, ovvero 4 coppie: io e Jessy, il sor Leandro e Moira, SGN e Simona, Mandrake e Francesca. La combriccola si riunisce (non senza alcuni problemi di traffico che rischiano di mandare all'aria l'intera vacanza...) all'aeroporto di Roma Ciampino il giovedì mattina, e già verso le 14 abbiamo raggiunto l'albergo (un hostal in zona centralissima), dove prendiamo possesso delle nostre anguste stanze per poi recarci a pranzare in un vicino ristorante. Il resto della giornata e l'intero giorno seguente ci vede a girare su e giù per Madrid: Plaza de S.ta Ana, Puerta del Sol, Plaza Mayor, la Cattedrale e il Palazzo Reale, Plaza de Oriente, Calle del Arenal, Plaza de Espana, Paseo del Prado, Parco del Buen Retiro...; degna di nota l'entusiasmante visita al mitico Santiago Bernabeu. I ritmi ma soprattutto gli orari della "movida" madrilena ci coivolgono fin dal secondo giorno, con gli orari dei pasti stravolti (colazione alle 11, pranzo alle 16, cena alle 23...) e il chiasso infernale sotto i nostri alloggi fino alle 4 di mattina.

Per il sabato decidiamo di dedicarci alla visita della vecchissima e bellissima Toledo, a 60 km e mezzora di treno di distanza (treno che riusciamo a prendere grazie a un magheggio tutto italiano alla biglietteria). Ritorniamo a Madrid che sono gia passate le 20. Dopo un paio di ore di riposo decidiamo di riprovarci con le Tapas (il giovedì sera ci era andata piuttosto male), ma stavolta raggiungiamo in metro il quartiere di Malasana, lontano dalla confusione della Huertas e di Puerta del Sol: e il tentativo ci premia!. Per metà della comitiva (io, il sor Leandro e relative compagne), prima di andare a dormire è tempo di dare una occhiata alla Gran Via (l'arteria principale di Madrid) in versione "sabato sera": ed è quì che ci ritroviamo compleamente coinvolti dalla movida madrilena, tanto da muoverci per il resto della vacanza al grido di "LA MOVIDA ME MATA!!!".

La domenica inizia all'insegna del maltempo, ed è sotto una fastidiosa pioggerellina che ci muoviamo presso il Tempio di Debod, un autentico tempio egiziano nel cuore di Madrid (se vi domandate che cosa ci faccia cercate su Google la risposta!). La giornata si apre e allora decidiamo di tuffarci nella confusione e nei colori di El Rastro, il mercatino delle pulci di Madrid, che si svolge ogni domenica nelle vicinanze del quartiere La Latina. Con l'obiettivo di visitare il relativo museo (entrata gratis la domenica dalle 17 alle 20), raggiungiamo quindi Paseo del Prado dove pranziamo con dei panini (da raccomandare a tale proposito i "Museo del Jamon" - ce ne sono diversi in tutta Madrid, prezzi economici e panini gustosi). L'arrivo della tappa finale della Vuelta de Espana ci da qualche problema (paseo del Prado è completamente transennato e sembra impossibile raggiungere la sponda del Museo), ma alla fine riusciamo a metterci in fila per entrare. E, tra le immense sale del famoso museo, mano a mano la comitiva si disperde; all'uscita ci ritroviamo io e Jessy, e prima di rientrare in albergo decidiamo di raggiungere, passando lungo il giardino botanico, la vecchia stazione di Atocha. In seconda serata è d'obbligo il passaggio presso il locale Hard Rock Cafè per accattarsi la t-shirt di turno.
E' lunedi, abbiamo la mattina a disposizione e la dedichiamo allo shopping più estremo, ma almeno io e il sor Leandro anche a due veloci visite a Plaza de Espana, con il monumento a Don Chisciotte e Sancho Panza, e alla Puerta de Alcalà. Il tempo peggiora rapidamente e la pioggia segna la fine della nostra esperienza madrilena, allorchè ci ritroviamo tutti presso l'albergo e ci iniziamo a muovere verso l'aeroporto. Al solito, chiudo il post con il consueto slideshow.

martedì, settembre 16, 2008

Au revoir, Belgio!

E anche le due settimane in Belgio sono passate; e ce ne siamo andati sapendo già che almeno io (anzi, sicuramente solo io) ritornerò a fine ottobre. Non resta che concludere con gli "IN" e gli "OUT" di questo Belgio e con l'usuale slideshow riassuntivo finale, ma stavolta talmente lungo che spero non risulti logorroico!
  • è sicuramente IN Anversa, bella, godibile, interessante e vivace;
  • nonostante il punto precedente il parcheggio ad Anversa è decisamente OUT;
  • Bruxelles è tendente all'OUT, anche se lo spettacolo di luci e musica sul Beffroi della Grand Place è stato decisamente IN ;
  • Bruges è inevitabilmente e decisamente IN ;
  • Gand è sorprendentemente IN ;
  • le altre città minori del Belgio sono sicuramente IN: Mons, Tournai, Dinant;
  • il coprifuoco sociale (negozi chiusi alle 18, e da quell'ora in poi, soprattutto durante la settimana, strade deserte; musei e attrazioni turistiche chiusi dalle 17...) non può che essere OUT;
  • le autostrade del Belgio non possono che essere IN;
  • la scimmietta di Mons è fortemente IN;
  • le birre d'abbazzia (la Leffe e la Maretsous in primis) sono gustosamente IN;
  • il costo dei ristoranti, in generale", è tendente all'OUT;
  • a parere di Jessy, anche la qualità della cucina Belga è tendente all'OUT;
  • le condizioni atmosferiche, sempre come constatazione generale, sono palesemente OUT;
  • le ragazze belghe, soprattutto quelle più "fiamminghe", sono rischiosamente IN;
  • infine, il cioccolato belga è, senza ombra di dubbio, caloricamente IN.

lunedì, agosto 25, 2008

Cronache dolomitiche - giorni 9 e 10

OVVERO: conclusione

Alla fine ho deciso di partire lunedì ... la vacanza si allunga allora di un giorno. C'è la domenica da godersi: e la domenica vede la reunion tra Ame e Jessy da un lato e Emicuggi e Michela dall'altro; viste infatti le migliorate condizioni della gamba di Jessy, decidiamo di andare insieme, di nuovo, al rifugio Col de Varda, sopra a Misurina, per pranzare con le deliziose portate che usano servire. Per meglio gustarle decidiamo di raggiungere il rifugio senza l'ausilio della seggiovia ma con il solo ausilio delle nostre gambe e, nel caso di Jessy, di Minimo e Massimo, i suoi due bastoni da trekking (chiamati così perchè, una volta acquistati, lei, poco pratica di trekking, ha esclamato: "con questi al Minimo cado, al Massimo mi ammazzo").

Arrivati in cima, mentre Micky e Jessy arrostiscono al sole (la miglior giornata dal nostro arrivo...), io e Emi esploriamo le rocciose vette vicine; quindi si pranza, ci si rilassa e si riscende al lago rigorosamente in funivia. Il tempo per un po' di shopping sportivo da Gianni e si rientra ad Auronzo. La sera tutti insieme si ritorna alla fantastica pizzeria dove già eravamo stati separatamente e in serate diverse; si mangia, si beve, si chiacchiera e si torna a casa non troppo tardi: l'indomani è giorno di viaggio e si deve essere freschi.

Non resta che terminare con il solito slideshow riassuntivo che, fino a quando non avrò preso le foto delle prime giornate che al momento risiedono nel notebook di Emi, è abbastanza ridotto (si fa per dire .... nel senso che una volta attinto dalle altre foto lo slideshow potrebbe raddoppiare).

mercoledì, agosto 13, 2008

Adios Santo Domingo

Il giorno 08-08-08 è quello prefissato per la partenza da Santo Domingo e il rientro in Italia; il volo è comunque alle 19.55, quindi gran parte della giornata è ancora di godimento e tintarella. Il volo scorre senza particolari problemi se non per un po' di ritardo nella partenza dell'aereo da Madrid e la solita interminabile attesa per i bagagli all'aereoporto di Fiumicino. Non rimane che concludere i post relativi a quest'ultima trasferta (quelli dal giorno 14 in poi li ho annotati quasi giornalmente sul mio taccuino ma li ho pubblicati in toto oggi, 13 agosto, da casa mia, in quanto il Playa Esmeralda non era dotato di connessione internet per i clienti) con uno slideshow riassuntivo di fotografie dall'isola di Hispaniola. Hasta luego.

lunedì, aprile 14, 2008

Cronache dal Portogallo - giorni 19 e 20

OVVERO: the last weekend

Per l'ultimo weekend portoghese non ho lasciato spazi a tentennamenti (ho abbandonato quindi Topoggiggio a se stesso), e ho vissuto 2 giornate piene di attività, camminate, km percorsi in auto. Entrambe le giornate sono partite con calma, con una bella colazione delle 10.30 per poi mettersi alla guida.

La prima meta di ieri è stata Belém, già percorsa in lungo (dalla Torre fino alla base del ponte 25 Aprile e indietro) qualche giorno fa, ma non in largo. L'occasione era allora buona per una visita al Mosteiro dos Jerónimos, per rimarcare la già abbondante colazione con un paio di squisite pastéis do Belém, e per una piacevole passeggiata nei pressi del Padrão dos Descobrimentos (monumento delle scoperte). La seconda tappa della giornata è a favore dello shopping, presso il colossale Centro Commerciale Colombo; talmente grande da non riuscire ad individuarne la fine. Giro di negozio in negozio ma non trovo quello che stavo cercando, ovvero l'Official Shop del Benfica. Nulla di preoccupante, applico il piano B: esco dal centro commerciale ed entro nell'antistante Estadio da Luz, stadio del Benfica, dove trovo ciò che cercavo oltre ad altri negozi in quello che è a tutti gli effetti un piccolo centro commerciale. Fatti gli acquisti "sportivi", torno nell'altro centro e mi dedico agli acquisti alimentari: caffè Delta (la migliore marca qui in Portogallo, ho sentito dire) e una bottiglia di porto! E' già pomeriggio inoltrato e penso di completare la giornata tornando al Parque Das Nações per un giro più approfondito, cosa che non mi è stata possibile il giorno prima causa Topoggiggio. Torno in albergo stremato che sono già le 22.30.

Oggi al solito orario punto la macchina in direzione est: la destinazione è la cittadina di Evora, nella regione dell'Alto Alentejo - la distanza da coprire è di circa 130 km. Trattasi di una cittadina medievale perfettamente conservata, con testimonianze perfino dell'epoca romana (tempio e terme). Il tempo è estremamente variabile, e mi costringe per lunghi tratti a passare di portico in portico per evitare la pioggia. Giro in lungo e in largo per tutto ciò che è contenuto all'interno delle mura di cinta; particolarmente affascinanti la (Cattedrale) con il suo chiostro e la Igreja de São Francisco con l'adiacente tetra Capela dos Ossos, le cui pareti e colonne sono rivestite appunto di ossa e teschi raccolte dai francescani negli affollati cimiteri delle chiese. All'ingresso della cappella si può leggere la scritta "Nos Ossos Que Aqui Estamos Pelos Vossos Esperamos", ovvero "Noi ossa che qui riposiamo, aspettiamo le vostre". C'è una sostanziale pace per le strade, poi constato che molti degli abitanti si sono riuniti nei pressi del Tempio Romano dove è posizionato l'arrivo di una gara ciclistica (la Vuelta do Alentejo).
Sono circa le 17 e riparto sulla via del ritorno; a circa metà strada svolto però verso la cittadina di Setùbal, sulla costa meridionale della penisola omonima. Mi fermo per un giro che non mi lascia particolarmente soddisfatto, riparto quindi subito per Sesimbra, una trentina di km più a ovest, sempre sulla costa. La guida me la descriveva come un tranquillo villaggio di pescatori, oggi popolare località balneare; effettivamente lo squarcio di paese che si affaccia sull'oceano è suggestivo, peccato che girato l'angolo si scoprono le tonnellate di cemento del "Sesimbra Hotel & Spa" che occupano il resto del versante. Mah.
Torno alla mia auto che sono quasi le 20, e il sole sta rapidamente tramontando. Faccio allora una corsa fino all'estremo sud-occidentale della penisola, cioè a Cabo Espichel. E ne vale la pena. Oltre a me ci sono solo 2 coppiette e un'altro solitario fotografo. Nelle vicinanze un santuario piuttosto diroccato, in lontananza il faro, e tutto intorno la scogliera sull'oceano. Sono quasi le 21 quando riparto e ancora una cinquantina di km mi separano da Carcavelos; al mio arrivo una rapida cena firmata McDonald's prima di tornare in albergo. Allo slideshow il compito di completare e terminare il post.

lunedì, marzo 31, 2008

Cronache dal Portogallo - giorno 7

OVVERO, Sintra e dintorni.

Dopo l'abbondante colazione delle 10:30, in compagnia di Topoggiggio si parte in direzione ovest e quindi nord, lungo la costa. Ora, è necessario sapere che il nostro Topoggiggio è un'appassionato di surf e di onde e quindi questo nostro viaggio di oggi è in parte stato, per lui, un ritornare coi ricordi ad una vacanza nel passato proprio da queste parti; la passione è talmente tanta che quasi finisce per calamitare tutti i suoi discorsi durante i tragitti in auto...

La prima sosta (nei pressi della spiaggia del Guincho) è stata proprio per osservare lo stato del mare e verificare la presenza di surfisti - questo ovviamente per Topoggiggio, per me è stata una buona occasione per scattare un po' di foto. Ripartiamo in direzione nord alla volta di Cabo da Roca, ovvero il punto più ad ovest del continente europeo (come ricorda una lapide sul posto); trattasi di una scogliera a picco sull'oceano, con tanto di faro datato milleottocento-e-qualcosa. Panorami mozzafiato e tanto tanto vento. Dopo una accurata visita e altre foto ripartiamo ancora.

La prossima destinazione è Sintra, un paesino immerso nel verde dei boschi montani ad est di Cabo da Roca, famosa per i suoi palazzi e castelli che costituiscono una delle attrattive più tipiche del Portogallo. Ci fermiamo così prima a visitare il Palácio National, la cui cosa più curiosa è costituita dai 2 giganteschi camini bianchi della cucina. Dopo 2 passi per i vicoli circostanti, ci inerpichiamo di nuovo, in auto (!), verso il cucuzzolo della montagna, con le rovine del Castelo Dos Mouros e lo stravagante Palácio Nacional da Pena, residenza del re per svariati anni, dove le foto scattate sono tantissime.

Si riparte di nuovo in direzione del mare, verso Ericeira, il posto migliore in Europa per gli appassionati di surf, ed inizia il viaggio personale di Topoggiggio tra le baie e le spiagge della sua vacanza passata. Gli scenari sono comunque degni di più di qualche foto, e lo spettacolo è arricchito dalla forza del mare che in questa parte della costa è veramente notevole (anche se - Topoggiggio docet - non erano le onde giuste per surfare, ed infatti non c'è traccia di tavole in mare). Sono le 17 e Topoggiggio, soddisfatti i suoi bisogni nostalgici, si ritrova improvvisamente affamato (non avevamo ancora pranzato): gli suggerisco di tamponare con un panino per poi cenare la sera, ma in preda ad un raptus intestinale mi trascina in un ristorante dove, nonostante l'ora, ci servono un abbondate risotto alla pescatora e un'altrettanto abbondante piatto di gamberi in salsa "non meglio compresa" ma comunque squisita.

domenica, marzo 30, 2008

Cronache dal Portogallo - giorni 5 e 6

OVVERO, su e giù per Lisbona

La prima metà del primo fine settimana portoghese l'ho impiegato per conoscere a fondo la capitale. Ieri, dopo una mattinata itinerante (on the job training) presso alcune località della penisola di Setubal, inaspettatamente ci liberiamo dagli impegni di lavoro subito dopo pranzo. Alle 17.15, dopo aver saputo che Topoggiggio (il soprannome affibbiato al collega di lavoro di questa trasferta) pensava di trascorrere una tranquilla seratina a Carcavelos per evitare di prendere l'auto (capire i motivi di questa scelta richiederebbe una lunga spiegazione che preferisco evitare), lo abbandono a se stesso e, in treno, mi dirigo verso Lisbona. Al mio primo contatto con la città, e senza fotocamera nè guida, mi lascio trasportare dai flussi di gente e giro in lungo e in largo, principalmente per le ordinate strade della Baixa e le strade del Chiado. Un paio di losche figure tentano di vendermi dell'hashish, ma la passeggiata è veramente piacevole e i km percorsi tanti. Per la cena mi unisco a 2 colleghi italiani che si trovano quì per lavorare sullo stesso sistema su cui io faccio training, che mi portano in un piccolo ristorante nel Bairro Alto (lontano dalle zone più prettamente turistiche) dove mangio una bistecca formato gigante con contorni vari e una birra e spendo meno di 15 euro. A mezzanotte e mezza prendo il treno per il ritorno.

Oggi la giornata inizia tardi e con calma. Alle 11.30 prendo contatti con Topoggiggio e gli chiedo se vuole unirsi a me per tornare a Lisbona; stavolta il personaggio accetta. Insieme iniziamo a girare la città, stavolta con guida e macchina fotografica alla mano; il treno arriva a Cais do Sodré, da dove raggiungiamo la vicina Praça do Comèrcio, nei pressi del Rio Tejo, dalla quale inizia il tour; passando sotto l'Arco de Victoria, percorriamo nuovamente (per me) le strade della Baixa. Raggiunto il Rossio (la piazza principale della Baixa), ci muoviamo verso est e inizamo a salire lungo strette e ripide stradine, verso Castelo (de São Jorge), dove l'omonimo Miradouro (panorama) mi offre delle vedute stupende dell'intera città che immortalo con innumerevoli scatti. Riscendiamo verso sud, costeggiando l'Alfama lungo la stradina percorsa in su e in giù dal turistico tram n. 28, per raggiungere di nuovo la Baixa. Da qui risaliamo, verso ovest, lungo le affollate strade del Chiado, senza l'ausilio del turistico Elevador de Santa Justa. A Largo do Chiado Topoggiggio si arrende: io proseguo lungo il Bairro Alto mentre lui riscende verso il fiume e la stazione, per tornare in albergo. Libero da vincoli, raggiungo il Miradouro de São Pedro de Alcântara, quindi mi immergo nel dedalo di viuzze del Bairro Alto. In direzione sud, ridiscendo verso il mare arrivando al'affollato Miradouro de Santa Caterina, che regala un'altro panorama mozzafiato verso il Ponte 25 Aprile e la penisola di Setubal. Non contento, riscendo verso Praça do Comèrcio per ri-immergermi nei vicoli dell'Alfama. Da qui, attraverso l'Arco de Jesu, raggiungo il fiume, e mi muovo in direzione ovest per raggiungere di nuovo Cais do Sodré e tornarmene, in treno, a Carcavelos. Sono le 19.30.

Alle 20 (giusto il tempo di una veloce rinfrescata), uno dei 2 colleghi della sera prima passa a prendermi in albergo e insieme si torna a Lisbona, per una cena nell'elegante ristorante del suo hotel (luogo rilassato, piatti ricercati e formalità; spendo poco più di 30 euri) e una passeggiata lungo l'Avenida de Liberdade, giù fino al Rossio e di nuovo indietro. Mi riaccompagna quindi in albergo.

In conclusione, una giornata intensa e vissuta; approssimativamente il percorso effettuato lo vedete in apertura di post; le foto scattate nella giornata sono 112, alcune tra le più significative le vedete qui sotto. Ora la stanchezza regna. Sono le 3 am ora locale , quindi sposto le lancette avanti di un ora e vado a svenire nel letto.