giovedì, giugno 07, 2007
Come un salmone nel deserto
Ci ho pensato per qualche minuto e poi ho trovato azzeccata questa metafora per rappresentare il mio stato d'animo in questi giorni. Come un salmone nel deserto, senza un arpiglio che serva a farmi ritrovare l'orientamento, lì ad arrostire al sole, boccheggiando e dibattendomi inutilmente per cercare di ritornare ai miei freschi ruscelli o di raggiungere almeno una qualche oasi dove ritrovare un po' di refrigerio. Non è certo la prima volta che mi succede e ne sono sempre uscito fuori, ma stavolta vedo solamente dune di sabbia intorno a me e per di più mi sento mentalmente stanco. Molto stanco.
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Ame
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martedì, maggio 29, 2007
Il mancato preavviso
Martedì 29 maggio 2007 - ore 11.15
Ciao Giovanni,
come va?
Ti scrivo per ringraziarti per i 2147,37 euro lordi che mi sono stati trattenuti nell'ultima busta paga per "mancato preavviso". Dopo quasi 2 anni di "sfruttamento", dopo promesse non mantenute e sottesi inviti a "cercare di meglio" non poteva esserci conclusione migliore.
Saluti,
Americo.
Martedì 29 maggio 2007 - ore 13.04
Ciao, Americo.Quello del "mancato preavviso" è un calcolo che i sistemi di gestione delle buste paga eseguono in automatico (in assenza di specifiche, diverse indicazioni) per tutti allo stesso modo.
Francamente non mi ricordo di aver discusso e concordato con te qualcosa di diverso né rientra nei miei compiti quello di verificare se questo o quel contratto prevedono o meno il rispetto del preavviso.
Per il resto direi proprio che stai travisando la realtà ma le polemiche a posteriori sono un inutile spreco di energie.
Comunque spero che tu ora sia soddisfatto e sereno.
In bocca al lupo.
Giovanni
Martedì 29 maggio 2007 - ore 15.11
Nessuna polemica sul mancato preavviso: mi premeva solamente far notare all'azienda (scusami se ho scelto te ma sei stata la mia unica interfaccia) che il regalino finale del sistema di gestione delle buste paga non era passato inosservato. Se ci fosse stato qualcosa di "non lecito" lo avrei fatto notare in altri modi.Nessuna polemica sul rapporto di lavoro intercorso: se è perdurato circa 2 anni la volontà è stata bilaterale (non importa poi quali fossero i reali motivo a sostegno della mia volontà).
Ciò premesso è comunque pretenzioso affermare che io abbia travisato la realtà. Molti episodi lo confermano e molte persone, ipoteticamente, si schiererebbero a sostegno della mia tesi.
Addio,
Americo.
PS. il sistema di gestione deve anche aver omesso, in automatico, di inserire in busta i 7 buoni pasto che mi spettavano per il mese di Febbraio, ma per una cosa così veniale sicuramente lo perdono.
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Ame
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giovedì, maggio 24, 2007
Greetings from Valencia
Breve resoconto dell'altrettanto breve vacanze che io e Jessy abbiamo fatto a Valencia, precisamente dal 1 al 5 di Maggio e di cui vedete alcuni scatti nello slideshow qui sotto.
Le cose sono iniziate male: si perchè in realtà dovevamo partire il 30 Aprile, ma un incidente stradale, una scelta del percorso non proprio strategica (a volerla dire tutta siamo partiti un po' tardi da casa) e il Ryanair delle 19 da Roma Ciampino è partito senza di noi.
Poco male, dice il saggio "mai perdersi d'animo" e, con l'aggiunta di un po' di fondi dalla carta di credito (questo lo dico, anzi lo affermo io, non il saggio) eccoci partire la mattina successiva alle 6.40. Ma la destinazione questa volta è diversa: non più Valencia ma Girona.
A Girona ci aspetta una fiammante Toyota Aygo che ha l'importante compito di portarci a Valencia. Ed eccoci "on the road" per le strade della Costa Brava. Immancabile, vista la "vicinanza", una sosta a Barcellona, dove avremmo voluto fermarci anche per pranzo. Ma la sfiga ancora ci perseguita e, trovato parcheggio, sulla città si scatena un temporale di intensità non indifferente. Aspettiamo un po' ma il persistere del temporale ci suggerisce di proseguire alla volta di Valencia. E invece di pranzare sulla Rambla pranziamo in un (non economicissimo) autogrill.
Ora, la sera prima a Ciampino, sulla cartina della Spagna, Barcellona e Valencia non mi erano sembrate poi così lontane. E invece i suoi bei 350 km di distanza ci sono tutti, e se a questi ci aggiungiamo i 90 km che dividono Girona da Barcellona è ben facile capire come la gran parte della prima giornata di vacanza sia stata fondamentalmente "on the road".
Alle 16 siamo a Valencia: bagagli in albergo, Aygo restituita all'Europcar, ed eccoci in metro alla volta del centro della città dove passiamo il resto della giornata.
Il giorno successivo, dopo un abbondante colazione (che sarà una piacevole costante anche nelle mattine successive), partiamo alla volta della Ciudad de las Artes y las Ciencias. In metro fino al Ponte Calatrava (quella sorta di ponte a forma di pettine che potete vedere nello slideshow) e da qui, a piedi, una lunga passeggiata nel letto del Turia (tra giardini, fontane, parchi e Gulliver) fino ad arrivare a destinazione. E quale meraviglia nell'ammirare le avveneristiche costruzioni della Ciudad! La prima impressione che ho avuto è stata di trovarmi di fronte ad una sorta di Valle dei Templi del futuro. Il Palau de les Arts, l'Hemisfèric, il Museo de las Ciencias, l'Umbracle.... Lo stupore lascia spazio alla volontà di approfondire la visita: biglietto unico per tutte le strutture - su due giorni e, per il primo giorno, visita al museo delle scienze e proiezione su schermo "a tutto tondo" nell'Hemisfèric (in rigorosa lingua catalana; ti danno delle avveneristiche cuffie dove puoi sentire la traduzione in inglese ma, stante l'elevato volume esterno, sono risultate inutili).
Il giorno successivo è la volta dell'Oceanogràfic (l'unica struttura che era sfuggita alla visione d'insieme del giorno precedente), la cui visita ci impegna quasi l'intera giornata.
E' il penultimo giorno di vacanze ed è il turno del porto di Valencia e dell'America's Cup. Giunti davanti all'entrata, già pregustavo le migliaia di foto che avrei scattato all'interno. Ma la sfiga è tornata ad occuparsi di noi ed ecco che, al primo scatto ancora all'esterno dell'area della competizione, la fotocamera compie un doppio giro della morte e si schianta rumorosamente sul marciapiede. Scontato dire che la caduta ha causato la rottura. Stavamo entrando all'interno del porto ma ci sembrava di entrare dentro una chiesa per assistere a un funerale. E tutta la visita, sebbene interessante, è all'insegna di questo stato d'animo.
Ma il saggio insiste, "mai perdersi d'animo", e così passiamo l'ultimo giorno a nostra disposizione in giro per la città e gli innumerevoli giardini che la colorano fino all'ultimo minuto disponibile per non arrivare tardi all'aereoporto e non perdere il volo del ritorno!
Le cose sono iniziate male: si perchè in realtà dovevamo partire il 30 Aprile, ma un incidente stradale, una scelta del percorso non proprio strategica (a volerla dire tutta siamo partiti un po' tardi da casa) e il Ryanair delle 19 da Roma Ciampino è partito senza di noi.
Poco male, dice il saggio "mai perdersi d'animo" e, con l'aggiunta di un po' di fondi dalla carta di credito (questo lo dico, anzi lo affermo io, non il saggio) eccoci partire la mattina successiva alle 6.40. Ma la destinazione questa volta è diversa: non più Valencia ma Girona.
A Girona ci aspetta una fiammante Toyota Aygo che ha l'importante compito di portarci a Valencia. Ed eccoci "on the road" per le strade della Costa Brava. Immancabile, vista la "vicinanza", una sosta a Barcellona, dove avremmo voluto fermarci anche per pranzo. Ma la sfiga ancora ci perseguita e, trovato parcheggio, sulla città si scatena un temporale di intensità non indifferente. Aspettiamo un po' ma il persistere del temporale ci suggerisce di proseguire alla volta di Valencia. E invece di pranzare sulla Rambla pranziamo in un (non economicissimo) autogrill.
Ora, la sera prima a Ciampino, sulla cartina della Spagna, Barcellona e Valencia non mi erano sembrate poi così lontane. E invece i suoi bei 350 km di distanza ci sono tutti, e se a questi ci aggiungiamo i 90 km che dividono Girona da Barcellona è ben facile capire come la gran parte della prima giornata di vacanza sia stata fondamentalmente "on the road".
Alle 16 siamo a Valencia: bagagli in albergo, Aygo restituita all'Europcar, ed eccoci in metro alla volta del centro della città dove passiamo il resto della giornata.
Il giorno successivo, dopo un abbondante colazione (che sarà una piacevole costante anche nelle mattine successive), partiamo alla volta della Ciudad de las Artes y las Ciencias. In metro fino al Ponte Calatrava (quella sorta di ponte a forma di pettine che potete vedere nello slideshow) e da qui, a piedi, una lunga passeggiata nel letto del Turia (tra giardini, fontane, parchi e Gulliver) fino ad arrivare a destinazione. E quale meraviglia nell'ammirare le avveneristiche costruzioni della Ciudad! La prima impressione che ho avuto è stata di trovarmi di fronte ad una sorta di Valle dei Templi del futuro. Il Palau de les Arts, l'Hemisfèric, il Museo de las Ciencias, l'Umbracle.... Lo stupore lascia spazio alla volontà di approfondire la visita: biglietto unico per tutte le strutture - su due giorni e, per il primo giorno, visita al museo delle scienze e proiezione su schermo "a tutto tondo" nell'Hemisfèric (in rigorosa lingua catalana; ti danno delle avveneristiche cuffie dove puoi sentire la traduzione in inglese ma, stante l'elevato volume esterno, sono risultate inutili).
Il giorno successivo è la volta dell'Oceanogràfic (l'unica struttura che era sfuggita alla visione d'insieme del giorno precedente), la cui visita ci impegna quasi l'intera giornata.
E' il penultimo giorno di vacanze ed è il turno del porto di Valencia e dell'America's Cup. Giunti davanti all'entrata, già pregustavo le migliaia di foto che avrei scattato all'interno. Ma la sfiga è tornata ad occuparsi di noi ed ecco che, al primo scatto ancora all'esterno dell'area della competizione, la fotocamera compie un doppio giro della morte e si schianta rumorosamente sul marciapiede. Scontato dire che la caduta ha causato la rottura. Stavamo entrando all'interno del porto ma ci sembrava di entrare dentro una chiesa per assistere a un funerale. E tutta la visita, sebbene interessante, è all'insegna di questo stato d'animo.
Ma il saggio insiste, "mai perdersi d'animo", e così passiamo l'ultimo giorno a nostra disposizione in giro per la città e gli innumerevoli giardini che la colorano fino all'ultimo minuto disponibile per non arrivare tardi all'aereoporto e non perdere il volo del ritorno!
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martedì, maggio 22, 2007
mercoledì, aprile 18, 2007
Il tassista psicopatico
"Poste Italiane di merda...."E' iniziato così il breve dialogo con un tassista di Genova, dopo alcuni minuti dalla partenza dall'aereoporto. E' con queste parole che il tassista, sollecitato da una fiat panda marchiata "Poste Italiane" guidata da una distinta signora che ha avuto la sventura di passare al suo fianco, ha deciso di rompere il silenzio che regnava dalla partenza.
Io, per non lasciar morire il tentativo di conversazione, chiedo:
"Ce l'ha con le Poste Italiane???"E qui l'uomo parte con il suo colorito monologo, con il piú classico accento genovese, di cui riporto di seguito alcuni stralci.
"Ce l'ho con tutti gli statali e i comunisti di merda ..."
"... che tanto vincono di nuovo sti comunisti di merda e ce li ritroviamo ancora al potere ..."
(indicando un manifesto elettorale con quella che dovrebbe essere l'attuale sindaco di Genova) - "... eccola lí quella faccia di merda. Lo sa cosa ci ha detto, di redimere le puttane. Ha detto di redimere le puttane quando entrano nei taxi. Cosa vuole che me ne freghi a me se una é puttana. Mica sono un predicatore io. Si preoccupassero degli immigrati, non delle puttane, che qui succede come a Milano con i cinesi ..."
"Ci sono quartieri interamente popolati da immigrati anche qui a Genova?"
"e si qui a Sampierdarena ce se sono molti. E anche alcune zone vicino al centro. Non le consiglio di passarci di notte. Sono principalmente ecuadoriani. Le donne son venute qua a lavorare e poi si son portati i mariti. Son sempre lí ubriachi fradici sti merdosi. Facessero pulizia di tutta sta merda. Certo non sono tutte merde, c'é tanta brava gente ..."
"... e quelli degli aereoporti. Sono i più pagati e stanno sempre lí a fare sciopero ste facce di merda. Che io per guadagnare come loro cosa dovrei fare, stare qui a fare corse dalle 4 della mattina ..." - e qui incontrava il mio consenso visto che venivo da una mattinata passata in aereoporto a causa di disguidi aziendali e da un volo in ritardo per il solito problema del personale di terra di Fiumicino (vedi post successivo).
"... adesso lei se ne va nel suo bel palazzo, con i suoi bei dirigenti facce di merda ... ha bisogno della ricevuta?"
"Si"
"Sono 12 euro e 80"
"Faccia anche 15"
"Grazie eh, vuole qualche ricevuta in bianco? Li faccia pagare a ste merde che lei lavora e si sbatte a destra e sinistra e loro stanno lí a riempirsi le tasche senza fare un cazzo ..."Immancabilmente ripensando a posteriori all'episodio mi é venuto in mente il mitico film di Martin Scorsese (Taxi Driver), ma curiosamente, durante il tragitto, ho ricordato il mitico video dei Red Hot Chili Peppers (By The Way) dove il cantante si ritrovava prigioniero di un tassista, loro esagitato fan, che lo coinvolgeva in una folle corsa per le strade della città. E mentre lo psicopatico parlava io pensavo di rischiare di rivivere la stessa folle avventura. Belin.

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giovedì, aprile 05, 2007
Italians do it better
Si prega di allacciare la cintura, chiudere il tavolino ed alzare lo schienale del proprio sedile.... ok tutto fatto ed ora??? ... ed ora .... ehm ... beh, ecco ancora un paio di cosette e si parte.
Mi allaccio all'ultimo post di Ale sul suo blog.Non sono più un abituale viaggiatore in treno dai tempi dell'università, dove ovviamente in più di 5 anni di pendolarismo ho potuto sperimentare le più disparate (e disperate) situazioni, esattamente quelle di cui scrive Ale.
Oggi, a circa 5 anni da quel periodo, mi trovo ad essere un abituale (2 volte a settimana) viaggiatore in aereo. Sono al terzo viaggio (domani affronterò il quarto e già sto facendo gli spergiuri), e ho già accumulato un totale di più di 4 ore di ritardo su una tratta in cui il tempo di percorrenza è 1 ora. E se per il primo caso di eclatante ritardo (venerdì scorso, da Genova a Roma Fiumicino) non dispongo di informazioni sufficienti (ritardo dell'aereo corrispondente che arrivava da Roma per poi ripartire alla sua volta), nel secondo caso (lunedì scorso, da Roma a Genova) la causa del ritardo l'ho vista con i miei occhi:
MANCANZA DEL PERSONALE DI TERRA PER ALLONTANARE LA SCALA DALL'AEREO E CONSENTIRNE IL DECOLLO
Ma dico, uno di questi dipendenti del "personale di terra" arriva con la sua camionetta a scala, la poggia all'aereo ... poi finisce il turno, smonta e al suo posto non arriva nessuno ... e la scaletta rimane lì, appoggiata all'aereo in mezzo alla pista con tutti i passeggeri a bordo ... per un'ora e mezza!!!!!!
Cosa dire?
Beh almeno una cosa che accumuna i due ritardi sembra esserci e quindi concludo con un W l'azienda AdR (Aereoporti di Roma)!!!
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Ame
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lunedì, marzo 26, 2007
Caro Beppe. . .
Caro Beppe,ti seguo con interesse da circa 2 anni, ovvero da quando un amico mi prestò il dvd del tuo spettacolo beppegrillo.it. Prima di allora ti ricordavo in un tuo intervento dove iniziavi con la testa al posto dei piedi, e da allora ti seguo costantemente e leggo assiduamente il tuo blog. Non condivido sempre i tuoi punti di vista sulle cose del mondo ma tutto sommato seguiamo lo stesso filone di pensiero.
Ma veniamo al dunque.... circa 40 giorni fa torno dall'ennesimo viaggio Roma-Latina (perchè un ingegnere delle telecomunicazioni che cazzo fa a Latina??? - e allora va a lavorare a Roma ma poi lo fanno lavorare in una grande azienda in telecomunicazioni (quella con i 3 salsicciotti nel logo) come consulente a 17000 euri lordi l'anno e allora lui come se la compra casa a Roma??? (oppure come lo paga l'affitto???) - e non gli resta che scegliere di continuare a fare il pendolare)... dicevo, torno dall'ennesimo viaggio e su cosa mi cade l'occhio??? Su un manifesto che recita: "Beppe Grillo a Latina - Palazzetto dello sport - 26 Marzo 2007".
Come, cosa, dove, quando???? Il grande Beppe a Latina??? - E secondo voi me lo perdo???? - e il giorno dopo già avevo in tasca i 2 biglietti da 33 euri per lo spettacolo.
Ma che cosa succede in questi 40 giorni che mi separavano dallo spettacolo??? In breve, il mondo del lavoro si accorge improvvisamente di quale sia il mio titolo, e che non è cosa di rimanere al soldo di quei pulciari dell'azienda di consulenza che mi impiegavano presso il colosso dai 3 salsicciotti. E allora cambio lavoro e nel giro di un altro mese ricevo altre succulente offerte e cambio di nuovo. Ma quest'ultimo cambiamento è la chiave di volta del mio discorso.
Oggi, 26 Marzo, mentre Beppe sta per entrare in scena al Palasport di Latina, Americo ha iniziato il suo nuovo lavoro che l'ha portato indovinate un po' dove????
A GENOVA!!!!!
Ma dico dico.... Beppe viene a Latina e io me ne vado nella sua Genova.... e addio spettacolo!!!!
Ed eccomi qua dalla camera dell'albergo (dove almeno la connessione ad internet è gratisse, e scusate se è poco) a testimoniare sul blog la mia sfiga suprema mentre la mia donna e sua sorella (mia sostituta) si godono lo spettacolo. E a me non resterà che ascoltarmi la registrazione dello spettacolo sempre se la donna riuscirà a inchiavardare la chiavetta mp3 in funzionalità registrazione. Belin!!!!!
Ame.
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Ame
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mercoledì, marzo 21, 2007
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