venerdì, febbraio 26, 2010

Ritorno in Danimarca

La vista dalla mia camera d'albergo a Fredericia

Dopo la lunga trasferta dello scorso dicembre (e dopo aver avuto alcuni clienti/amici danesi in Italia per i quali ho anche fatto da guida x visitare Roma), gli impegni lavorativi mi hanno portato di nuovo a Fredericia per una breve, intensa e piacevole trasferta.
E il paesaggio danese si è presentato ai miei occhi in un inusuale e diabolica veste, coperto da una spessa coltre di neve che dava un affascinante tocco da "era glaciale". Inusuale perché la neve è lì dalla metà di dicembre, impossibilitata a sciogliersi a causa della temperatura costantemente bassa, e una cosa di tale portata non si verificava da circa 50 anni. Diabolica perchè a metà dicembre era appena finito il summit sul clima che si tenne proprio a Copenhagen e la cui unanime conclusione fu che si stava assistendo a un implacabile ed inarrestabile innalzamento globale della temperatura. Neanche a dirlo ed è scesa l'era glaciale sulla povera Danimarca!

Altra curiosità di questa trasferta è stata la presenza dello sciopero di 4 giorni indetto dai piloti della Lufthansa, che ha messo a rischio il mio rientro a casa entro giovedì paventando la possibilità di un pernottamento a Francoforte in attesa del primo volo utile per Roma.
Fortunatamente lo sciopero è stato poi sospeso dopo il primo giorno e questo mi ha consentito, dopo alcune telefonate strategiche, di rientrare a Roma come inizialmente previsto.

mercoledì, gennaio 27, 2010

Greetings from Bergen

Strani animali nei pressi di Les Grands Prés.

Il titolo è un astuto stratagemma per mandarvi i saluti da una destinazione che sembrerebbe nuova, ma che in realtà non lo è. E' bastato usare il nome fiammingo invece di quello vallone (cose su cui si può giocare quando ci si trova in Belgio). E il nome vallone è Mons. Sono infatti di nuovo nella piacevole cittadina belga (già per la seconda volta in questo 2010), e questo a riprova del fatto che un nuovo anno è iniziato ma all'insegna della continuità con il precedente.

Riuscirò in questo 2010 a battere i 69 decolli (come da certosino conteggio effettuato a fine anno) effettuati nel 2009?
Come si suol dire in questo caso ... ai posteri l'ardua sentenza!

Intanto, l'ultimo post prima di questo è datato 1 Dicembre 2009 a testimonianza del mio solitario weekend a Copenhagen. Una lunga assenza dalle pagine del mio blog, che vorrei però parzialmente colmare, con i prossimi post, con qualche flashback.
C'è infatti un altro weekend passato nella capitale danese di cui lasciare testimonianza, questa volta in compagnia di Jessy e per questo molto più entusiasmante e con tante foto tra cui scegliere.

Poi un altro anno è finito nel calore degli affetti familiari (qualcuno, ahimè, escluso) e un ulteriore anno è iniziato, e ha lasciato subito la sua nefasta impronta scagliandosi ancora una volta contro la salute del mio povero papà, che però ancora una volta ha ben incassato il colpo e sta per rimettersi in piedi!

Forza papà!!!!!!!!!

martedì, dicembre 01, 2009

The long walk in København

Come previsto, venerdì siamo tornati a Copenhagen e, mentre il buon Gengy è salito a bordo dell'aereo che lo ha riportato in patria, io sono salito a bordo del treno che mi ha portato alla Stazione Centrale, dando così inizio al mio fine settimana nella capitale danese.

Un weekend che, come sempre faccio quando mi ritrovo turista solitario, ho speso principalmente macinando chilometri in lungo e largo per le strade della città, alla ricerca degli scorci più nascosti ma comunque suggestivi e dei luoghi meno battuti da turisti. Per la settimana prossima c'è infatti in programma il vero weekend a Copenhagen, in compagnia della mia dolce metà che mi raggiungerà a spese di parte delle miglia accumulate finora con questo mio pazzo lavoro. E allora ci sarà tempo per Sirenette, castelli di Amleto, momenti romantici e quant'altro! Anche se poi, tutto sommato, la città è tutta lì, a portata di cammino, e quindi inevitabilmente ho finito per passare anche per gli angoli più noti. Ma mi sono anche regalato una bella escursione fuori dal centro, nel significativo quartiere di Christiania, lì dove giacciono i resti del sogno hippie di 40 anni fa.

Nel mio peregrinare, quello che la città mi ha trasmesso è la tranquillità dei suoi ritmi, l'organizzazione dei servizi, il rispetto delle persone per ciò che è pubblico, l'uso della bicicletta come mezzo di trasporto cittadino con ogni tipo di tempo e ad ogni ora del giorno e della notte... Tutte cose fantastiche e che posso solo sognare di vedere un giorno applicate in Italia. E già la città mi ha regalato inquadrature suggestive per le mie foto, che ho scattato in tutta tranquillità visto che avrò a disposizione un ulteriore weekend, dedicandomi, intensamente e indisturbato, alla mia passione per le foto panoramiche.

giovedì, novembre 26, 2009

Fredericia

Non è, come qualcuno dei miei amici pensava, il nome della donna con la quale tradisco la mia dolce metà, ma il nome della quindicesima città per estensione della Danimarca, situata nella parte centrale della nazione, circa 200 km ad ovest della capitale Copenhagen. Ed è dove mi trovo da lunedì scorso ed il luogo da dove scrivo adesso, ennesima peregrinazione in terra straniera per motivi di lavoro. E' la mia prima volta in Danimarca e sto acquisendo conoscenza del territorio, dei costumi, delle persone e del cibo in una stagione non certo favorevole: temperatue che oscillano tra i 6 e gli 8 gradi, cielo costantemente coperto di nuvole e frequenti piogge di breve durata e piccola intensità.

Fredericia è una tranquilla e ventosa città portuale che ha poco da offrire (almeno in questo periodo dell'anno, dal lunedì al venerdì e dalle 19.30 in poi) al viaggiatore occasionale; un centro storico pedonale semi deserto, qualche ristorante (degno di nota quello mongolo dove già un paio di volte mi sono rimpinzato di noodles), un McDonalds e niente più. Per fortuna l'ospitalità non è male e la lingua inglese è decisamente diffusa soprattutto tra i più giovani ; per fortuna ho passato la settimana in compagnia; e per fortuna ho pianificato di passarle il weekend nella ben più "viva" e interessante Copenhagen (anche se sarò da solo), per poi rientrare nella serata di domenica, in compagnia di un nuovo collega, per la seconda e ultima settimana danese.

sabato, ottobre 24, 2009

Ame d'Arabia reloaded

Dopo aver festeggiato i miei 33 anni in fondo al bunker a Elmadag, e dopo ben 6 giorni durante i quali ho alloggiato più o meno a casa, sabato 17 sono nuovamente partito per altre due settimane di trasferta in un posto a me già noto, ovvero gli Emirati Arabi Uniti e in particolare l'emirato di Abu Dhabi. E già la prima settimana di trasferta è andata, ompreso il weekend; domani avrà inizio la seconda settimana. Cosa c'è di diverso rispetto alla volta scorsa? In primis la temperatura, che questa volta è molto più clemente di giugno, addirittura gradevole, con giornate calde e serate ventilate. Poi la particolare aria internazionale che si respira in città, che si appresta a vivere il suo primo Gran Premio di Formula 1. Ad ultimo, la presenza di un paio di colleghi la cui assidua presenza in trasferta li ha resi profondi conoscitori della città, che sto quindi scoprendo in maniera più coinvolgente della volta scorsa. Per il resto tutto è uguale e quasi noioso.

domenica, ottobre 04, 2009

Beypazarı

Meta di questa nostra seconda ed ultima (per il momento) domenica turca è il piccolo paesino di Beypazarı, 100 km ad ovest di Ankara. Abbiamo fatto questa scelta perchè, dopo un mio attento studio di sistema, non sembrava esserci altro di altrettanto interessante a distanza ragionevole dalla capitale; circa 250 km ad est ci sarebbe stata Hattusa, antica capitale dell'impero ittita e patrimonio dell'umanità dell'Unesco, che abbiamo però escluso considerando la distanza da percorrere troppo elevata (a buon ragione, dopo la sfacchinata di domenica scorsa).

La strada che ci porta a Beypazarı, dopo aver attraversato i paesini dell'hinterland di Ankara, si immerge nel mezzo delle ocri e brulle colline anatoliche, trasformandosi velocemente da una superstrada a 2 corsie ad una strada accidentata, con frequenti tratti ciottolosi o con asfalto sconnesso; pian piano il paesaggio cambia lievemente, le colline si colorano appena di verde ed iniziano ad apparire campi coltivati nei quali squadre di poveri contadini si dedicano alla raccolta di quelli che sembrano essere pomodori. Superato l'ultimo paesino di 5000 anime, comprese probabilmente le pecore e le galline (sì perchè qui in Turchia, il cartello che segna l'inizio di un centro abitato riporta anche la popolazione della comunità risalente all'ultimo censimento), un ultimo pezzo di strada fortemente dissestata ci porta finalmente a destinazione.

Beypazarı è un paese dalla storia antichissima, essendo stato un punto di passaggio importante per i commerci dell'antico impero ottomano. La cultura ottomana si intravvede principalmente nell'architettura delle abitazioni, accuratamente recuperate da un lungo periodo di abbandono. E cosı Beypazarı è diventata una delle mete favorite dagli abitanti di Ankara per una gita fuori porta, ed infatti i turisti turchi per le strade del paese sono in quantità; molti meno, invece, i turisti stranieri, e lo notiamo anche dalla curiosità con cui ci guardano e cercano di interagire con noi i bambini che abitano la zona più alta e più remota dal centro della città, dove le case sono ancora fatiscenti e la povertà e semplicità degli abitanti traspare in tutti gli aspetti.

Dopo un tipico pranzo turco (cucina rigorosamente ottomana), raggiungiamo un punto panoramico dove trascorriamo altri momenti chiacchierando e scattando foto; ci rimuoviamo poi in direzione di Ankara, per immergeci nuovamente nella modernità di uno dei suoi centri commerciali, dove facciamo uno spuntino composto da una patata al forno ripiena all'impossibile di burro, wurstel (rigorosamente di pollo), formaggio, olive, peperoncino e tanto altro; una mazzata non indifferente per i nostri stomaci! Via allo slideshow finale...

domenica, settembre 27, 2009

Kapadokia

Dopo uno stressante venerdì e un sabato per metà lavorativo e per metà di riposo, per la domenica decidiamo di recitare la parte dei turisti e, sfruttando la relativa vicinanza, di dedicarci alla visita della Cappadocia.
Circa 280 i chilometri che separano Ankara da Nevşehir, la nostra porta di accesso a questo fantastico ed unico territorio; un percorso nel cuore della Turchia più vera, circondati da un territorio in verità piuttosto monotono ma che fa da preludio alle meraviglie che seguiranno. Raggiunta Nevşehir, la Kapadokia si rivela ai nostri occhi in tutto il suo fascino e la sua aliena bellezza. Il resto è tutto un girovagare tra le varie località della regione: Uçhisar e il suo castello, Göreme - patrimonio Unesco, Çavuşin, Zelde e i suoi paesaggi lunari (bellissimi i cosiddetti Camini delle Fate, a buon ragione scelti come simbolo della regione), Devrent e Avanos. Non visitiamo tutto quello che c'è da visitare ma quello che vediamo (lo slideshow finale ne è un piccolo sunto) è sufficiente a farci concludere che la Cappadocia è veramente una regione unica al mondo, che dà la possibilità di vivere un po' della vera Turchia e di ammirare panorami morfologicamente molto "extra" e poco "terrestri". Consigliatissimo!!!

sabato, settembre 26, 2009

Fast Forward

E' passato praticamente un mese da quando le nostre avventure centauresche estive sono finite. Un mese durante il quale non è accaduto nulla di entusiasmante nella mia vita se non il solito alternarsi delle avventure lavorative in trasferta. Se così, dopo solo pochi giorni dal rientro, ho fatto una delle solite sortite che si concludono in giornata a Genova, le due settimane successive le ho spese a Cesano di Roma (100 km da casa) e da due giorni sono tornato ad Ankara, dove passerò questo weekend e le prossime 2 settimane. E il calendario degli impegni futuri è già fitto di destinazioni più o meno nuove per me. Intanto mi ritrovo alle soglie di un nuovo cambiamento di azienda che non rappresenterà alcun cambiamento pratico di lavoro, mentre continuo a cercare una via d'uscita all'intricato labirinto di vicende personali e professionali che mi si è costruito intorno negli ultimi 2 anni. Ma come ogni labirinto che si rispetti, dopo aver percorso un buon tratto di strada finisci per ritrovarti in un vicolo cieco o per ripassare per lo stesso identico incrocio in cui sei già transitato. Ma confido che, allo stesso modo, come ogni gioco che si rispetti alla fine si arrivi alla soluzione; certo che conoscere già la fine sarebbe un aiuto che utilizzerei volentieri, partire dall'uscita per risalire a ritroso la strada fino alla mia attuale situazione. Ma la chiaroveggenza è un dono che non mi appartiene.