venerdì, agosto 03, 2007

Cronache dal Bangladesh - giorno 14

OVVERO, gita a Panam City

Il buon Aqiq passa a prendermi al Radisson verso le 10:45; approfittando della bella giornata (ebbene si, il sole!), usciamo da Dhaka in direzione sud-est per dirigerci verso un villaggio nelle immediate vicinanze della capitale, sede anche di un sito archeologico risalente al secolo 14, durante la dominazione Moghul. Durante il tragitto Aqiq si ferma in uno dei numerosi mercati ittico-orto-frutticoli nei dintorni di Dhaka e compra una scorta di frutti locali: sarà il nostro pranzo.
Arriviamo al villaggio attraverso strade prima dissestate poi strette e circondate di specchi d'acqua. Una zona è interamente dedicata ai visitatori (ce ne sono molti che vengono dalla capitale), e contiene una fedele ricostruzione dei villaggi più remoti del paese, una piccola moschea e un piccolo museo, più un assortimento di negozi di artigianato che vendono bellissimi manufatti a prezzi bassissimi (e anche oggi, alla fine, spenderò i miei 160 taka in souvenir). Iniziamo la nostra passeggiata tra vegetazione lussureggiante, ponti di legno e bambu e specchi d'acqua, mentre Aqiq mi spiega ogni minimo particolare e dettaglio che ci circonda. Il sole valorizza i colori e scatto delle belle foto.
Ci fermiamo ad ascoltare una sorta di menestrello (BAUL è il nome locale) che canta e suona uno strumento a tre corde (DOTARA). Lo registro furtivamente con il telefonino. Ascoltatelo e vi sembrerà di sentire Giovanni (di Aldo, Giovanni e Giacomo) nella sua imitazione del sardo Nico. Noto che il Baul ha anche una certa somiglianza con Nico e mi scappa un sorriso.








Più avanti ci fermiamo ad osservare due tessitori (TATI), uno dei due è un bambino, che preparano uno dei bellissimi tessuti locali. Scopro che generalmente su un tessuto non lavorano più di 2-3 persone e per completarlo impiegano circa 15 giorni.

Il sole brucia e a metà del nostro tragitto ci fermiamo e compriamo due noci di cocco (il loro nome in lingua locale è DAAB): prima ne beviamo il latte interno (PANI) per mezzo di un foro direttamente nella parte superiore del frutto (più igienico che usare il bicchiere che mi veniva offerto dal venditore), poi ne mangiamo la polpa (LEOA); questa è più sottile e morbida di quella che usualmente mangio in Italia, e molto gustosa.
Fin dal nostro ingresso una graziosa bambina ci affianca e ci accompagnerà per tutto il tragitto, col suo vestitino verde e i piedini scalzi. Approfitta dei momenti di distrazione di Aqiq per chiedermi qualche taka. Alla fine le darò qualche spicciolo e metà polpa di cocco: sembra più contenta del cocco che non delle monete.
Ci dirigiamo verso l'uscita, e prendiamo un risciò per muoverci in direzione della vera Panam City (il sito archeologico). Il pover'uomo pedala faticosamente trasportando Aqiq ma soprattutto i miei 90 chili, ma non si ferma mai, nonostante ponti, buche, autobus e tuk-tuk, strade allagate. Facciamo un giro all'interno delle vie di Panam City (vedasi la foto che chiude il post, scattata direttamente dal risciò), tra vecchi edifici che si cerca di conservare nonostante le inondazioni e case abitate da gente veramente povera. Molte delle donne sono totalmente coperte dai loro veli (anche gli occhi), i bambini si divertono dentro gli innumerevoli specchi d'acqua (PUKUR è il loro nome) e gli uomini sono o affaccendati in qualche attività, o passeggiano o semplicemente siedono come ad aspettare qualcosa o qualcuno. Mi sovviene una affermazione del buon Munna di qualche giorno fa:
"Bangla people wait. They don't know what they are waiting for but they wait"
Molte delle costruzioni più vecchie non si possono visitare a causa delle inondazioni, e quindi il risciò ci riporta al punto di partenza, non prima di avere un incidente di percorso con una capra, in particolare con il filo che la tiene legata all'albero.

E' il momento di mangiare i frutti locali: mangio per prima degli spicchi di PEARA, una sorta di mela dalla scorza parecchio dura e con molti semini all'interno, che va generalmente mangiata con un po' di sale che ne esalta il gusto; poi è il momento del GAAB, un frutto dalla buccia rossa e dalla consistenza completamente differente rispetto al precedente: la polpa sembra quella di una banana. Quindi è il turno del JAMBURA, una sorta di pompelmo grande come un supertele sgonfio. Sebbene la consistenza degli spicchi e della polpa interna (l'unica che si mangia) sia di gran lunga superiore, il sapore è proprio simile a quello di un pompelmo.

Concludo in bellezza con il frutto nazionale. Il suo nome in lingua bengali è KATTAL, e lo vedete trasportato nella foto di fianco, ritaglio di uno scatto fatto a Sadarghat. E' una sorta di palla che può pesare fino a 40 chili dalla scorza durissima. La sorpresa è che, una volta aperta, la palla contiene una miriade di boccioli (che sono i soli frutti da mangiare) di color crema nascosti tra una selva di filamenti appiccicosi anche essi color crema. Per evitare di rimanere con le mani appiccicose, chi si occupa di aprire il frutto si spalma le mani con olio di cocco. Semplicemente fantastico.

Finito il pranzo, ripartiamo alla volta di Dhaka e del Radisson, e un felice sentimento di sazietà mi spinge verso la sonnolenza, mentre tutto intorno a noi c'è la solita confusione delle strade di Dhaka e dintorni. Ringrazio sinceramente Aqiq per la bella giornata e mi rifugio in camera per una sentitissima doccia.

E' stata una giornata veramente entusiasmante e interessante, e spero di aver ricordato tutte le cose essenziali che ho visto, sentito, conosciuto, gustato. Ma sono sicuro, anzi già mi sovviene cosa, di aver dimenticato qualcosa. Poco male, ne parlerò nei prossimi giorni.

giovedì, agosto 02, 2007

Cronache dal Bangladesh - giorni 12 e 13

OVVERO, Chikka Tikka Wikka

Un'altra settimana lavorativa è finita qui a Dhaka, tra tempo variabile e umidità che persiste sui livelli massimi. Le mie giornate, dopo gli eccessi dei primi 10 giorni, hanno assunto un andamento più calmo e regolare: lavoro fino alle 14, prima doccia e pranzo veloce al Chit Chat, pennichella pomeridiana, lavoro al pc, 2 ore di palestra, seconda doccia e cena (che spesso si risolve in un tè direttamente in camera), relax fino a notte inoltrata.

Il pranzo al Chit Chat è generalmente costituito da un semplice panino con contorno di patatine fritte e verdure fresche, una coca e un single espresso (ma l'unico vero espresso che ho finora bevuto è quello dello Spice & Rice). A volte, se ho più fame del solito (come oggi), prendo un American Beef Burger o ancora meglio il mio piatto preferito, il Chicken Tikka Wrap (da me ribattezzato Chikka Tikka Wikka): due rotoli ripieni di carne di pollo, verdure e spezie varie, patatine fritte, un bicchierino con pezzetti di pomodoro e cipolla, e una meravigliosa salsa verde-slime dal nome Mint Raita. Talmente buona che ho chiesto la ricetta al cameriere, con il malcelato intento di poterla rifare una volta tornato a casa: si tratta di menta, una spezia che non ho mai sentito e che quindi dovrebbe essere tipica del luogo (ma magari basilico o prezzemolo vanno bene...), yogurt e peperoncino. La sua bontà penso sia data principalmente dalla sua cremosità e dal contrasto tra l'effetto fresh della menta e quello hot del peperoncino.

Per quanto riguarda l'acqua da bere, già prima di arrivare mi era stato detto di assicurarmi che la bottiglia fosse sigillata e fosse di una qualche marca nota; generalmente potete trovare la Evian o la Perrier (gassatissima). Ho per questo sempre accuratamente evitato di bere l'acqua che mi viene offerta durante il tea break. Una ottima scelta, come consigliatomi anche dal buon Aqiq, è l'acqua MUM, locale ma che sembra provenire da sorgenti di alta montagna non contaminate. Al ristorante koreano ho bevuto l'acqua SAMURAI (nella foto in primo piano sulla destra), e mi sono spaventato nel leggere sull'etichetta come il nome derivi da un metodo brevettato che utilizza filtri con miliardi di milardi di buchi di spessore infinitesimale in grado di trattenere ogni sorta di impurità come piombo, arsenico e quant'altro. E se uno tra i miliardi di buchi si fosse leggermente ingrandito??? Mah, fino ad ora nessuna conseguenza.
La lattina di Heineken che vedete nella foto è un'altra rarità: difficile da trovare nei locali (generalmente ti dicono che non ce l'hanno, ma se insisti e sei simpatico al cameriere magicamente esce fuori) e venduta a costi esorbitanti (dai 5 ai 7 euri). Si trovano solo due marche, Heineken e Foster's.

La bontà del Chikka Tikka Wikka con la sua Mint Raita non si discute, ma ho notato diverse detonazioni interne durante i 45 minuti di corsa odierna che mi hanno impedito di esercitarmi al meglio. Temevo di iniziare ad espellere la salsa verde dai pori epidermici ed ho quindi diminuito la velocità del nastro. Non si sa mai.

La foto finale è uno scatto di una via di Dhaka preso dall'auto in corsa nei giorni scorsi: notate (anche se ci vorrebbe la foto a piena risoluzione) che l'auto amaranto sullo sfondo è una Toyota Corolla, e che anche l'altra auto è marca Toyota. Diciamo che viaggiando per Dhaka ho capito perchè la Toyota ha superato la General Motors ed è l'auto più venduta al mondo.

martedì, luglio 31, 2007

Cronache dal Bangladesh - giorno 11

OVVERO, ufficiale Bangla: "Sit down and enjoy the video"

Altra giornata tranquilla qui a Dhaka. Da qualche giorno non piove, e questa è la novità, anche se in tutto il paese continua l'allarmismo per l'aumento del livello dei fiumi, che già ha causato, come ogni anno, danni incommensurabili. Tra l'altro ho letto oggi dei disastri causati dalle inondazioni anche in Cina. Quanto di tutto ciò sarà dovuto all'uomo? Molto, forse.
Il corso procede ma mooooolto lentamente; l'apparato che sto insegnando questa settimana è più complicato di quello della settimana scorsa, e le difficoltà dei soldati, nonchè degli ufficiali è palpabile. Tra l'altro mi chiedono frequentemente piccoli break, e questo non fa che rallentare ulteriormente il corso. In particolare il tea break di oggi è particolarmente lungo: mi siedo con gli ufficiali nella stanza ricreativa e, mentre mangio un paio di spiedini ultrapiccanti con carne di manzo, cetrioli, pomodorini, e una sorta di formaggio fresco, parlo del più e del meno. Intanto la tv , generalmente sintonizzata su un canale di notizie, oggi è sintonizzata su MTV India (forse approfittando dell'assenza del comandante). Mi spiegano di come l'India abbia il monopolio dell'industria dell'entertainment, con i film di Bollywood e la musica pop. Improvvisamente inizia il video di una famosa canzone proprio tratta da un film Bollywood; c'è una versione indiana di Shakira che, vestita succintamente, scuote le varie parti del corpo e canta, mentre tutto intorno a lei dei complicatissimi balletti e delle sfarzose sceneggiature si succedono. Improvvisamente l'attenzione dei militari è catturata dal video. Mi dicono che il video è costato 15 milioni di dollari, poi mi invitano a sedermi di nuovo e a "godermi" il video. Che dura circa 15 minuti!!!. Osservo l'effetto calamita mediatico con un certo interesse; almeno oggi non c'è traccia delle letali mozzarelline di bufalo dolci.

Ieri, durante il break, uno degli ufficiali, raccontandomi la situazione politica del paese, mi dice che uno dei compiti assegnati all'esercito in previsione delle prossime elezione è il censimento delle persone aventi diritto al voto, con tanto di foto e raccolta delle impronte digitali, con il duplice obiettivo di realizzare anche le carte di identità nazionali. Stamattina, in merito alla faccenda, leggo sul Daily Star che la raccolta delle foto, in particolare riguardo alle donne, è in molti casi ostacolata dal conservatismo religioso. La cosa rischia di ridurre notevolmente il corpo elettorale, quindi il governo provvisorio lancerà una campagna per combattere il fenomeno con l'aiuto dei leader religiosi del paese, ossia gli Imam delle varie moschee.
Piccole storie di un paese che cerca faticosamente di diventare moderno, tra tradizioni religiose, catastrofi naturali e problemi "moderni" arrivati troppo presto (vedasi l'alto tassi di inquinamento della capitale).

lunedì, luglio 30, 2007

Cronache dal Bangladesh - giorno 10

OVVERO, Ufficiale Bangla: "Ti cas sè!"

La giornata scorre via abbastanza piacevolmente nonostante manchino i caldi avvenimenti dei giorni scorsi. Mi trattengo al lavoro fino alle 15 di pomeriggio, perchè mi vengono chieste delle configurazioni avanzate sugli apparati che faccio dopo l'orario tradizionale di lezione. La lezione stessa scorre abbastanza lenta, perchè gli ufficiali prendono spesso la parola per rispiegare ciò che ho detto ai soldati in lingua Bangla. Sono simpatici momenti in cui capisco solo le parole che rimangono in inglese e niente altro. Sento però una frase ricorrente (vedi sopra) e chiedo a Nutu il significato; vuol dire "It's all right". Di seguito un esempio che ho registrato furtivamente con il telefono direttamente in "aula".









Durante il tea break con gli ufficiali, questi mi chiedono varie informazioni sull'Italia. In particolare mi viene chiesto se è vero che l'Italia è il paese della mafia; mentre inizio ad abbozzare la risposta penso a cosa dire. Alla fine affermo che ormai è più un mito che una realtà, e che comunque è qualcosa di più legato alla politica che non direttamente alla gente. Concludo dicendo che anche l'atteggiamento delle persone che subivano le attività mafiose è comunque cambiato. Mentre torno in aula inizio a ragionare sulla risposta che ho dato.

Torno in albergo e, senza passare per la consueta doccia, mi mangio un American Beef Burger al Chit Chat. Poi doccia e svengo un po' sul letto. Alle 18.45 inizia una lungua sessione in palestra che si protrae fino alle 20.30. Per la serata scelgo di nuovo lo Spice & Rice per provare il piatto vietnamita (anatra all'arancia, riso al vapore, verdure varie, e a corredo le solite salse piccanti). Anch'esso merita.

domenica, luglio 29, 2007

Cronache dal Bangladesh - giorno 9

OVVERO: Paolo, "Stamattina sto una merda"

Stamattina Paolo rimane in albergo per k.o. tecnico alla nona ripresa. I continui sbalzi di temperatura di ieri gli procurano un lieve raffreddore e, forse qualche linea di febbre. Poco male, parto da solo per affrontare la lezione odierna; tanto da mercoledì in poi sarò solo comunque.
E ora la cosa più comica del giorno: durante il tragitto che separa l'albergo dal quartiere militare, in fila ad un semaforo, vedo una macchina di fianco a me che è la copia identica della mia Toyota Corolla. Penso: "finalmente una vera Corolla". Quando ci sorpassa scopro invece che si chiama Toyota Runx.... Il mistero sulla Corolla si infittisce.
Alle 10 sono già un bagno di sudore. Dal mercoledì della settimana scorsa mi hanno piazzato dietro la schiena un ventilatore che sembra un motore di un boeing 727. Pensate che goduria con il sudore che mi ritrovo addosso. Provo a girare la ventola un po' verso il muro (visto che i miei tentativi della settimana scorsa di spegnere il coso infernale si sono rivelati inutili ... un soldatino si rialzava immediatamente e lo riaccendeva!), ma il solito soldatino dopo poco si rialza e lo riposiziona esattamente in direzione della mia schiena. Tento di ripararmi dietro al leggio per limitare i danni. Oggi, oltre al solito dessert, mi toccano delle frittelle fatte con patate e carne di fegato! Buone, in realtà.
Prima di tornare il albergo, Nutu e Aqiq mi accompagnano in una sorta di superstore dell'informatica, dove devo acquistare un adattatore usb/seriale di cui ho bisogno per il corso. Si tratta di un edificio di 4 piani con innumerevoli negozi generalmente di piccole dimensioni che vendono tutto ciò che concerne l'informatica. A partire dal piano terra i negozianti ci rimbalzano continuamente di negozio in negozio e di piano in piano; all'ultimo piano troviamo finalmente il negozio giusto. L'adattatore mi costa 2600 taka (quai 30 euri): moooolto caro, ma l'azienda me lo dovrebbe rimborsare.
Torno in albergo che sono uno straccio; una doccia mi rinsavisce un po'. Paolo sta un po' meglio e mangiamo assieme al Chit Chat. Poi mi rifugio in camera per un po' di relax, e alle 18.30 ci diamo appuntamento nella hall per andare ad un centro commerciale. Paolo, che parte tra 2 giorni, ha bisogno di una valigia addizionale.... "Se continuo così ne avrò sicuramente bisogno anche io", penso, ma la mia permanenza è ancora lunga, quindi ci penserò in seguito. Ovviamente, quando arriviamo sul posto i prezzi sono talmente convenienti che ne compro una anche io. Inoltre questo piccolo centro ha un innumerevole numero di negozi di artigianato, quelli che cercavamo da giorni, oggetti d'antiquariato di qualsiasi tipo e fattura. Comprerei di tutto ma non posso, mi limito a qualche oggetto al quale non so resistere. Torniamo in albergo che mancano una diecina di minuti alle 9. Paolo si sente un po' di febbre addosso, io sono un po' stanco, quindi vado in camera e mi faccio un tè con biscotti. E' ora di provare l'adattatore comprato oggi, speriamo funzioni.

sabato, luglio 28, 2007

Cronache dal Bangladesh - giorno 8

OVVERO, Ame: "There's traffic in the river too"

La giornata presenta una novità impensabile dopo 7 giorni di permanenza: il sole! Fa capolino verso le 10, mentre aspettiamo Munna fuori dall'hotel. Alla lunga la cosa si rivelerà essere una fortuna sotto il punto di vista fotografico ma una sfortuna sotto quello dell'abitabilità; fa caldo e molto. Partiamo alla volta di Old Dhaka, vogliamo vedere alcune delle cose più caratteristiche della città.
Il primo obiettivo è il Dhakeshwari Temple, un tempio Indù ben nascosto agli inizi della città vecchia. Ci arriviamo attraverso strade strette e affolatissime. Munna parcheggia all'interno della zona del tempio, noi scendiamo per ammirare un altare esterno con le statue delle divinità Indù e il tempio vero e proprio, ma da fuori per evitare di toglierci le scarpe. Come in ogni tempio Indù c'è un lago che viene utilizzato per i più svariati motivi: dal bere al lavare se stessi e i propri indumenti e così via.
Torniamo in auto e, sempre attraverso strade improponibili, ci dirigiamo verso il Lalbagh Fort, una delle costruzioni più caratteristiche di Dhaka. Trattasi di un forte la cui costruzione è iniziata verso la fine del secolo 17 e mai completata, attualmente ospita una moschea, una tomba e delle mura fortificate. Facciamo un giro all'interno e scattiamo qualche foto; conosciamo due giovanissimi ingegneri neolaureati che rimangono ammaliati quando vengono a sapere che anche noi siamo ingegneri e che siamo nel loro paese per lavoro. Ci scattiamo una foto assieme.

Siamo nei pressi del fiume Buriganga, e quindi partiamo di nuovo, destinazione Sadarghat, il cuore della Old Dhaka, una zona che pullula di attività, persone e risciò, nonchè sede di un frequentatissimo porto fluviale. Munna sembra un po' preoccupato e, infatti, durante il tragitto, gli rubano una delle frecce laterali dell'auto. Anche dalle continue chiamate che ricevo da Aqiq e Nutu capisco che forse ci stiamo imbarcando in qualcosa di un po' troppo pericoloso. Il motivo principale per cotanta imprudenza è l'aver precedentemente visto Sadarghat su Google Earth; cliccate qui (se avete Google Earth installato sul vostro pc) e capirete tutto.
Arriviamo comunque vicini al porto fluviale, e il buon Munna trova un ottimo parcheggio, con l'aiuto di alcuni abitanti del luogo che si prodigano a fermare il fiume di persone e di risciò che continua a scorrere lungo la strada. Appena scendiamo dalla macchina veniamo presi in consegna da due tipici booker (al nostro ritorno Munna ci dirà che erano tre ma che ne ha trattenuto uno per non incorrere in spiacevoli incidenti). Un po' come ci era successo al Banga Bazar. Ma questa volta non ci sono affari da fare, solo un giro turistico per il terminal del porto per scattare un po' di foto. E i 2 booker si rivelano preziosi. Ci fanno fare in giro completo della zona, non si lamentano quando rifiutamo la visita a un battello e rifiutamo di farci traghettare sull'altra sponda. Verso la fine iniziano a preoccuparsi della loro mancia, ma li tranquillizzo dicendo che ci sarà una buona ricompensa una volta ritornati alla nostra macchina. Nel frattempo intorno a noi è un brulicare di persone, battelli di varie dimensioni, bambini nudi e seminudi, fumi di vario tipo, venditori di sigarette, di frutti o di altra mercanzia, storpi, gente che ci importuna e ci chiede l'elemosina, curiosi, riparatori di imbarcazioni, passeggeri che sbarcano o si imbarcano, gente che si sente male, animali vari (capre, cani, corvi). Andiamo sul terrazzo del terminal e scattiamo una cinquantina di foto, quindi ci facciamo riportare dai due broker verso il nostro autoveicolo. Alla fine diamo la lauta mancia promessa, 100 taka a testa (circa 1,30 euro - ma non pensate che sia poco).
Ripartiamo, saltando agevolmente il pranzo, con destinazione il National Museum, dove ci facciamo una scorpacciata di cultura locale non indifferente, tra flora, fauna, opere d'arte, creazioni in legno, ceramica, pietra e avorio, armi, armature, strumenti musicali e quant'altro.
Il caldo è veramente insopportabile e i jeans mi si appiccicano addosso. All'uscita dal museo l'auto di Munna ci regala un po' di refrigerio.

Partiamo di nuovo per fare qualche altro acquisto presso Aarong, ma in un altro punto vendita rispetto a quello in cui eravamo stati, e quindi Munna ci riporta in albergo; non prima però di essersi fermato ad acquistare la freccia persa, lungo una strada piena di riparatori d'auto. Ci dice che gli è costata 1000 Taka (sarà vero???) e che la deve ripagare lui perchè il veicolo è sotto la sua responsabilità. All'arrivo in hotel gli diamo la solita lauta mancia. Ci ha dedicato l'intera giornata e abbiamo speso, mancia a parte, una quarantina di euro. Buono, direi.
Per finire non può mancare un saltino in palestra, e poi ceniamo allo Spice & Rice. Stasera scelgo il piatto Indonesiano. Haron, il simpatico cameriere del ristorante, mi dice di fare attenzione alla salsa di peperoncini pestati che mi porta nel piatto. Poco dopo mi vede spalmare abbondantemente la salsa sulla carne e accorre preoccupatissimo. Mi dice che è la prima volta che vede uno straniero mangiare tranquillamente quel tipo di salsa. Mah, mi sembra, in questi giorni, di aver mangiato cose ben più piccanti.

Oggi abbiamo scattato veramente un numero impressionante di foto memorabili, aiutati dalla presenza del sole che ha accesso la moltitudine di colori di Dhaka. In attesa di realizzare un secondo slideshow, e in aggiunta alla foto in alto, inserisco un altra foto in conclusione di post.
E' mezzanotte e trenta e domani si torna a lavorare. Intanto fuori ha ripreso a piovere.

venerdì, luglio 27, 2007

Cronache dal Bangladesh - giorno 7

OVVERO, Aqiq: "Water and water everywhere"

Alle 10 in punto, come stabilito, Aqiq ci viene a prendere. Il tempo sembra reggere: certo, non c'è il sole ma neanche la pioggia, e tra l'altro non sembra esserci neanche il caldo soffocante dei giorni precedenti.
Ci dirigiamo verso nord-est, passiamo l'aereoporto Zia e andiamo fuori città, lungo strade completamente devastate dai recenti 20 giorni consecutivi di pioggia. La destinazione è un "piccolo" affluente del Buriganga, dove ci imbarchiamo a bordo di una tipica imbarcazione locale (fatta di bambù e sospinta da un vecchissimo motore cinese rumorosissimo e dai neri e pesanti gas di scarico) per una gita lungo il fiume. La cosa ci da la possibilità di osservare direttamente la vita di tutti coloro che abitano nei pressi del fiume, che dall'acqua traggono sostentamento e a causa dell'acqua, soprattutto in questo periodo, rischiano la propria casa e i propri beni e affetti. E ci da diretta testimonianza di che cosa voglia dire la stagione delle piogge per questa nazione, questa città, questa gente.
Vediamo acqua dappertutto e non capiamo come questo possa essere, secondo le parole di Aqiq, un "piccolo" fiume. Aqiq ci dice che la maggior parte dell'acqua che vediamo è il prodotto delle inondazioni, e i cartelli pubblicitari, i tralicci dell'alta tensione e alcuni isolati alberi che spuntano dal livello dell'acqua ne sono una dimostrazione. Lungo il nostro tragitto vediamo un po' di tutto: imbarcazioni di pescatori di piccola, media, grande fattura; imbarcazioni per il trasporto, barconi-discoteca con impianti sonori di bassissima qualità e pieni di adolescenti che ballano e si divertono; gente che si arrampica sui tralicci dell'alta tensione mezzo-sommersi per tuffarsi nel fiume; intere famiglie che fanno il bagno; capre e mucche che mangiano su piccoli lembi di terra circondati dalle acque; e soprattutto gente che lavora; chi a riparare barche, chi a montare reti e a pescare, chi su piccole piattaforme utilizzate per estrarre sabbia dal fiume. Aqiq ci spiega che la strada che abbiamo percorso per arrivare all'attracco è nettamente più alta del fiume e riesce a proteggere le terre vicine dai momenti di piena del fiume stesso. Durante questi stessi periodi di piena viene estratta sabbia dal fiume e, con condutture lunghe anche alcuni chilometri, viene depositata nelle paludi vicine. La sabbia sedimenta bene e velocemente e quindi le zone che si vengono così a formare sono edificabili nel giro di poco tempo.

Torniamo indietro e proseguiamo in macchina, circumnavigando in direzione anti-oraria la città per entrarvi da sud. Passiamo per quartieri poverissimi attraversati da strade devastate. Mercati mattutini dove la merce si può trovare solo di prima mattina, poi viene trasferita nei mercati più importanti della città. Arriviamo al Basundhara City Mall per mangiare in uno dei numerosi fast food dell'ottavo piano. Mangio pizza e crocchette di pollo. La pizza non mi sembra affatto male.
Il pomeriggio è dedicato alla visita al Liberation War Museum, nella New Dhaka, un quartiere principalmente composto di case costruite dagli inglesi durante il dominio britannico, e oggi sede principalmente di facoltà universitarie. Il Liberation War Museum è il più funereo e triste museo che abbia mai visto, ma ci permette di conoscere bene la storia di questo affascinante paese, che di seguito riassumo:
  • avevo già accennato alla dominazione inglese (che iniziò alla fine del secolo 18) e al fatto che, prima di andarsene, costoro abbiano creato delle divisioni in base alla religione: siamo alla fine degli anni 40 e, dove prima di loro c'era un unica grande nazione nonostanze le differenti religioni, dopo di loro ci saranno tante nazioni quante religioni principali. Secondo questo concetto il Bengala, essendo prevalentemente musulmano, viene annesso al Pakistan. Abbiamo così West Pakistan e East Pakistan; in mezzo l'India.
  • Da questo momento la gente del Bengala iniziò a lottare per la propria indipendenza e libertà, prima (anni 50) con il Bengali Language Movement, a difesa della propria lingua e contro la decisione del Pakistan di imporre la propria.
  • Nel 1970, un ciclone devastante piegò la già povera popolazione e l'insofferenza per il governo del Pakistan crebbe a dismisura; il governo pakistano decise allora di iniziare una campagna militare per riportare l'ordine nella religione. I metodi violenti e le migliaia di morti che i pakistani si lasciarono alle spalle diedero inizio agli esodi e ai campi di rifugiati nella vicina India. Sofferenze indicibili raccontate nel museo mediante crude testimonianze principalmente fotografiche.
  • La rivolta contro l'invasore pakistano partì da Dhaka, principalmente mediante i movimenti studenteschi, per poi diffondersi velocemente in tutto il paese. Gente comune, non soldati, si armava e combatteva contro il nemico pakistano. Il resto delle nazioni del mondo si schierarono con l'una o l'altra parte: principalmente da un lato Pakistan, USA e Cina, dall'altra Bengala, India e Russia. L'intervento dell'esercito indiano e gli aiuti ricevuti dalla Russia furono decisivi per la vittoria finale, ma quella del 1970 fu principalmente una vittoria del popolo. Così nel 1971, con la dichiarazione di indipendenza, nacque la Repubblica Popolare del Bangladesh.
  • Gli anni successivi furono difficilissimi per il paese, mentre si scoprivano i resti dei vari genocidi perpetrati dai Pakistani nei confronti della popolazione. Immaginate di entrare in una stanza e di vedere delle teche piene di teschi, omeri, frammenti di gabbia toracica e colonna vertebrale, tutti meticolosamente classificati, mentre al di sopra delle teche sono appese crude fotografie del ritrovamento dei corpi. Questo è quello che vedrete, poco prima di raggiungere l'uscita, se visiterete il Liberation War Museum di Dhaka.
Alle 16.40 siamo di nuovo in albergo; alle 18,30 appuntamento in palestra. Oggi nulla da segnalare a riguardo. Per la serata scegliamo uno dei ristoranti segnalati dalla guida non ancora provati, lo Spitfire a Gushlan, un quartiere piuttosto vicino al Radisson. Non ci sono auto Europcar e allora chiediamo un taxi. Invece del consueto taxi giallo arriva uno scassatissimo baby taxi blu (proprio dopo le raccomandazioni ricevute ieri); l'addetto dell'hotel ci dice di non preoccuparci e istruisce il tassista; a dir la verità un po' preoccupati, partiamo alla volta dello Spitfire. Una volta arrivati al quartiere il tassista, che ovviamente non parla una parola di inglese, inizia a chiedere informazioni ai risciò, e la preoccupazione cresce. E cresce ancor di più quando la polizia (notoriamente corrotta) ci ferma a un posto di blocco. Ci chiedono da dove veniamo e dove stiamo andando e che cosa ci facciamo a Dhaka; dopo aver risposto, ci lasciano andare senza neanche chiederci il fiorino (citazione cinematografica), anzi indicandoci la strada (hurray). Il fatto di lavorare per l'esercito ci ha indubbiamente aiutato. Mangiamo grill e barbeque, piuttosto gradevole. Ritorniamo lentamente all'hotel. Lentamente perchè il baby taxi è una vecchissima Suzuki Maruti che tocca la velocità massima di 30 km orari, emette rumori molesti e gratta ogni volta che l'autista cambia marcia. I tuk-tuk ci sorpassano senza difficoltà, e ad ogni buca il retro della macchina tocca l'asfalto. E immaginate noi che entriamo nel lussuoso Radisson Hotel a bordo di cotale calesse. Delirante.
Concludo con una foto panoramica dell'acqua di Dhaka, creata da 2 scatti a bordo dell'imbarcazione che abbiamo utilizzato per il nostro tour. Ingrandite per apprezzare.

giovedì, luglio 26, 2007

Cronache dal Bangladesh - giorno 6

OVVERO, Ame: "vedo tutto annebbiato"

La novità del giorno è che non ci vengono offerte le mozzarelline di bufalo caramellate. In compenso, al loro posto, alle 10 di mattina ci tocca una brodaglia calda e una bella porzione di patatine fritte! Tutti coloro a cui raccontiamo delle nostre esperienze pomeridiane dei giorni precedenti ci dicono di stare molto attenti a girare da soli per Dhaka, perchè è facile perdersi o incappare in gente poco raccomandabile. Sembrano quasi sorpresi della nostra intraprendenza.

Dopo il consueto spuntino al Chit Chat, nonostante l'assenza della pioggia, decidiamo di rientrare nelle nostre stanze per un sonnellino pomeridiano ed un po' di attività rilassanti (tipo guardare un Bollywood Movie alla tv). Alle 18.30 scatta la mia sessione in palestra. Decido di fare prima un po' di macchine per allenare i muscoli e poi un po' di tapiroulant. Ma devo aver esagerato nello sforzo muscolare perchè immediatamente dopo aver finito un paio di macchine per le gambe ed i glutei, e ad una sola macchina dalla fine, inizio a sentire un affanno non indifferente che non riesco a calmare. Beh per farla breve ho avuto un calo di pressione ed ho dovuto smettere di esercitarmi e sedermi per riprendere un po' di lucidità. Ed infatti dopo qualche minuto la nebbia davanti agli occhi ha iniziato a distogliersi. Niente tapiroulant; torno in camera, dove mi rilasso altri 10 minuti mangiando un pacchetto di Pringles per poi buttarmi sotto la doccia.

Per la cena decidiamo di mangiare Bangli. Al solito chiediamo all'hotel un auto con autista, ma stasera ci fanno aspettare parecchio. A un certo punto dicono di averci chiamato un taxi; aspettiamo ancora un po' e proprio quando pensavamo, vista l'ora (10 di sera), di dover ripiegare sullo Spice & Rice, ecco arrivare Munna a salvarci la serata. Mangio delle polpette di gambero, una sorta di paella bengalese e un piatto di pesce tipico locale. Pietanze accompagnate da una tipica focaccia all'aglio. Spendo circa 7 euro.
Domani inizia il weekend. Per la mattina ci hanno organizzato un tour cittadino che, se il tempo lo consente, dovrebbe contenere un boat trip sul Buriganga, il fiume principale che attraversa Dhaka. Oggi concludo con una sola pillola ma inserisco uno slideshow delle foto più significative scattate in questi giorni, la più bella delle quali (secondo me) è riportata in apertura di post. Enjoy.
  • Casomai dovesse capitare a Dhaka, ricordatevi sempre di chiedere dei taxi gialli e mai di quelli neri o blu (chiamati anche baby taxi), essendo questi ultimi guidati da gente poco raccomandabile che vi potrebbe portare in zone malfamate per farvi rapinare e rapire. E ricordatevi comunque di annotarvi il numero del taxi o il nome del guidatore che appare sul cartellino esposto sul cruscotto. Un altro buon suggerimento è quello di concordare prima il prezzo per la vostra destinazione e far lasciare spento il tassametro.