KM. 173.5: Lago di Bolsena
Dopo una rinfrescante doccia in albergo, la tappa serale è a Sorano (la seconda "città del tufo", dove ceniamo e passeggiamo per i vorticosi e impervi vicoli animati di bancarelle e chiassose persone.
Impressioni, (dis-) avventure, interessi, sogni
e incubi di un gruppo di amici
KM. 173.5: Lago di Bolsena
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Scrivo dall'aeroporto internazionale Otopeni di Bucarest, in attesa di prendere il volo che mi riporterà a casa. Anche questa trasferta è arrivata alla fine e, a parte lo scontato successo dell'operazione, mi ha lasciato piuttosto indifferente e con una forte sensazione di insoddisfazione. Forse l'approssimarsi delle vacanze estive ha un certo peso, ma la convinzione è che il ruolo che ricopro attualmente dal punto di vista lavorativo inizi a starmi stretto (anzi, mi stia sempre più stretto). Non è insofferenza per l'attuale condizione di lavoratore con la valigia, non è il viaggiare in sè stesso che mi ha stancato; certo fare settimane di trasferta lontano da casa e in solitudine (la mancanze del team) non è piacevole ma in un modo o nell'altro si sopravvive. E' piuttosto l'insoddisfazione per il tipo di attività lavorativa, l'insufficienza di stimoli professionali che inizia a pesare. E i miei tentativi di portare alla luce la situazione a chi di competenza si sono rilevati al momento infruttuosi: sembro itrinsecamente ammanettato al mio ruolo senza possibilità di divincolarmi.
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OVVERO: The long walk in the city
Come già si capiva dal post precedente, sono a Bucarest, dove sono arrivato mercoledì notte con ancora l'indie rock and roll della sera prima nella testa. E' l'ennesima trasferta di lavoro, che affronto con pochi stimoli dal punto di vista professionale e con nella mente il ritorno a casa di venerdì prossimo e le tre settimane di ferie che mi aspettano ad Agosto. Ma intanto sono quì e c'è da passare un weekend nella capitale rumena. Il sabato inizia con calma e tranquillità: verso le 11.15, sotto il sole cocente (32 i gradi segnalati da alcuni cartelloni pubblici), mi incammino verso il centro città. La distanza è tanta (il mio albergo si trova nella parte nord della città, in prossimità dell'aeroporto Baneasa e del Parcul Herăstrău) ed impiego un paio di ore per arrivare a Piaţa Unirii, il centro del centro di Bucarest. Percorro strade larghe con molto verde intorno ed edifici dal sapore razionalista. Dopo aver attraversato Piaţa Unirii e la sua immensa (dal punto di vista dell'estensione piana) fontana, raggiungo la zona del Palazzo del Parlamento, l'edificio più colossale della città (vedi foto sopra). Qualche altro giro per la zona centrale (la città dal punto di vista turistico ha veramente poco da offrire) prima di pranzare in un ristorante sulla Bulevaldur Unirii e riprendere lentamente la via del ritorno, visitando un mercatino dell'antiquariato su Bulevardul Aviatorilor e passando all'interno del Parcul Herăstrău. Torno in albergo stremato e bisognoso di una doccia e di riposo.
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Poche parole, quelle che il tempo mi concede, per riassumere gli avvenimenti delle ultime settimane ed anticipare ciò di cui scriverò più dettagliatamente nei prossimi giorni.
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La mia avventura in Turchia si sta ormai dirigendo verso la sua conclusione, e stavolta probabilmente non ci saranno ritorni. Anche ad Ankara è ormai scoppiata la bella stagione , nonostante questi ultimi 2 giorni di cielo coperto; la curiosità è che ho notato la cosa non solo dalle diverse esigenze di abbigliamento mie e delle graziose cittadine (anche se per me li giubottino dentro il tunnel è sempre d'obbligo) ma anche dalla transumanza di poveri contadini e pastori turchi che vanno a coltivare campi e portano a spasso ridotte mandrie di mucche e pecore ,che mi capita di incontrare (ed evitare) a Yeşildere, l'ultimo vilaggio che si attraversa prima di salire a Snakepit; appena 50 km da Ankara ma lontana anni luce.
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Il contatore che segue e' on-line dal 23 agosto 2005; e' stato fatto partire "simbolicamente" dalla cifra di 100 visite.